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LA CHIESA DI S. FILIPPO NERI
Fu eretta nell'anno 1874 in seguito ad una questione sorta fra la Congrega del
Carmine e quella di S. Filippo Neri, entrambe dipendenti dalla chiesa di S.
Nicola detta poi anche della Madonna del Carmine, per cui i confratelli decisero
di portar via la statua di S. Filippo e di costruire in onore di questo santo
una chiesa.
La quale consta di una sola grande navata con due cappelloni laterali, uno per
lato.
Sulla facciata di questa chiesa, una volta, si leggeva la seguente iscrizione:
D. 0. M.
ET DIVO PHILIPPO NERIO LOCI PATRONO
FRACTENSE SODALITIUM
SUB NOMINE EIUSDEM CONGREGATUM
TEMPLUM HOC
AD PIOS SUORUM CONVENTUS ET PRECES
ET AD FIDELIUM SACROS USUS
INTRA PAUCOS MENSES
A FUNDAMENTIS EXCITAVIT ORNAVITQUE
AERE SODALIBUS
SPONTE ET CERTATIM COLLATO
IMITANTIBUS VERBA ET EXEMPLA
GAIETANI ROSSI SODALITII RECTORIS
ET REV.di MATHIAE RUSSI SACRI MODERATORIS
A.R.S. IDCCCLXXIV
IO! CATHOLICA FIDES
HOSTES TUI PEREUNT TU MANES
TRIUMPHATIS SEMPER INVICTA
A Dio, Ottimo, Massimo, ed a S. Filippo Neri, protettore del luogo, la Congrega
frattese in pochi mesi eresse ed abbellì questo tempio non solo per le riunioni
di preghiere dei confratelli ma anche per le pratiche religiose dei fedeli. Vi
concorsero spontaneamente ed in gara i confratelli, che vollero imitare la
parola e l'esempio di Gaetano Rossi, rettore del sodalizio, e di Mattia Russo,
sacro moderatore. Viva la fede cattolica, i tuoi nemici soccombono, tu resti
sempre trionfatrice!!
In questa chiesa si osserva in una nicchia con vetri sotto l'altare maggiore una
statua di cera contenente il corpo di S. Secondiano (1) martire, del quale sarà
utile ed interessante narrare qui la storia.
Le reliquie di S. Secondiano martire furono donate nell'anno 1845, dall'allora
Pontefice Gregorio XVI al sacerdote Domenico Vitale in premio delle sue
apostoliche fatiche.
Il Vitale, che faceva parte come chierico dell'Ordine della Madre di Dio in S.
Brigida in Napoli, pensò di offrirle alla propria città natia, Frattamaggiore, e
di esporle alla pubblica venerazione nella chiesa di S. Maria del Carmine, sia
perchè questa era limitrofa alla sua casa paterna, sia perchè era rettore di
questa Chiesa il Sac. Francesco Dente, suo carissimo amico e degno sacerdote.
Per questo scopo il Sac. Dornenico Vitale si recò insieme al Sac. Francesco
Dente e ad altri preti ad Aversa dal vescovo diocesano Mons. Antonino De Luca
per presentargli la cassetta, rinchiusa con i suggelli della Curia romana,
contenente le reliquie del Santo e la rispettiva autentica in pergamena e per
chiedergli di voler procedere alla ricognizione delle reliquie ed indi riporle
in un'altra cassetta di zinco con i suggelli della Curia aversana, rilasciando
all'uopo nuova autentica.
Ciò fatto, ritornò in S. Brigida e mentre si disponeva alla solenne traslazione,
che « sarebbe riuscita sommamente pomposa e sacra sotto l'egida del pio
regnante... Ferdinando II » (2) seppe che era sorta una nobile gara tra il
parroco Sosio Lupoli ed il Sac. Francesco Dente per avere il sacro deposito.
Il Lupoli sosteneva doversi mettere il corpo di S. Secondiano nella chiesa
parrocchiale di S. Sosio, perchè sarebbe stato di sommo decoro aggiungerlo agli
altri due (S. Sosio e S. Severino) in venerazione e formare così un santuario.
Invece il reverendo don Francesco Dente affermava che il corpo di S. Secondiano
era dovuto alla Chiesa del Carmine sia perchè egli ne aveva ricevuto espressa
promessa in precedenza, sia perchè egli aveva contribuito con denaro proprio
alla decorazione del santo.
In queste condizioni il Sac. Domenico Vitale, non volendo arrecare dispiacere ad
alcuno dei due suoi amici, decise di trattenere per qualche tempo nella sua casa
le sacre reliquie, le quali furono oggetto di culto e di venerazione sia da
parte dei nostri concittadini che degli abitanti dei paesi circonvicini.
Però dopo alcuni mesi venne nella determinazione di donarle ai Rev.di Padri
Sacramentisti, perché le avessero collocate nella chiesa di Pardinola.
Ci fu allora una generosa gara tra i fedeli per costruire appositamente un
Cappellone, nel quale esporre in maniera degna e solenne il corpo di S.
Secondiano; ci fu una pia devota: Teresa Del Prete (alias Varra),
la quale versò per tale scopo la cospicua somma di milleottocento ducati.
Per parecchi anni S. Secondiano restò ivi, largamente venerato dal popolo ed
officiato dai Padri Perpetui Adoratori, i quali ogni anno ne festeggiavano la
ricorrenza il 17 Febbraio (3).
Però il 7 Luglio 1866 si ebbe la Legge di soppressione degli Ordini
religiosi, la quale colpì anche il monastero di Pardinola per cui la chiesa
restò chiusa ed abbandonata.
II Frattesi avevano già varie volte avanzato inutilmente richiesta sia al
vescovo di Aversa per avere le reliquie di S. Secondiano, che alla Giunta
comunale, alla quale dichiaravano di voler ottenere prima il permesso dalla
Curia vescovile e con la condizione di restituire le reliquie di S. Secondiano
alla chiesa di Pardinola, nel caso che fosse riaperta al pubblico e riprendesse
le sue funzioni.
Ma senza esito.
Dopo una terza petizione accolta dalla Giunta comunale, di cui faceva parte in
qualità di assessore Michele Rossi (4), una commissione di cittadini trattesi
(5) si recò a Pardinola, dove si trovava don Raffaele Grimaldi. Il quale,
invitato a consegnare le reliquie di S. Secondiano si rifiutò, perchè non c'era
alcun permesso della Curia.
Allora un componente della Commissione si recò a riferire la cosa a Michele
Rossi, il quale, senza porre tempo in mezzo, scrisse un biglietto al comandante
dei vigili urbani, ordinandogli di recarsi a Pardinola e di notificare a don
Raffaele Grimaldi di consegnare le reliquie, perchè in caso contrario avrebbe
fatto scassinare la porta.
Don Raffaele Grimaldi impaurito cedette. Ed allora le reliquie, avvolte in un
lenzuolo, vennero trasportate a mezzo di una carrozza da nolo a casa di
Francesco Ferro di Marcantonio. Senonchè sull'imbrunire vennero portate nella
chiesa di S. Filippo per timore di gravi sanzioni da parte delle Autorità
ecclesiastiche, le quali erano state già informate di ogni cosa.
Difatti il giorno seguente vennero alcuni canonici inviati dal vescovo di
Aversa, i quali interdissero la chiesa, suggellarono le reliquie e sospesero «
a divinis » i sacerdoti don Raffaele Grimaldi e don Mattia Russo. Inoltre, a
causa del grave scandalo avvenuto, furono indetti tre giorni di penitenza con
esposizione del Santissimo e recita di Litanie in tutte le chiese della nostra
città.
Trascorsi un paio di mesi il vescovo Mons. Domenico Zelo, considerato che non la
malizia ma solamente l'ignoranza e la subitanea foga dell'entusiasmo religioso
aveva spinto alcuni cittadini a compiere un'azione così riprovevole, seguita
però dalla profonda e sommessa obbedienza agli ordini delle Autorità
ecclesiastiche, permise non solo che le reliquie restassero nella chiesa di S.
Filippo ma anche l'avvenimento fosse allietato, il giorno 9 Agosto di
quell'anno, da una solenne processione con l'intervento di Mons. Gallo e di
tutte le congreghe e parroci dei paesi vicini.
La chiesa S. Filippo Neri, come già detto innanzi, consta di una sola grande
navata con due cappelloni laterali.
Non presenta altari di particolare interesse.
A sinistra entrando c'è il battistero, il pavimento della Chiesa è tutto di
marmo e fu costruito a spese del rettore Marco Farina, come dalla seguente
iscrizione:
TEMPLI HUIUS
DIVO PHILIPPO NERIO DICATI
MARCUS FARINA RECTOR
PAVIMENTUM HOC
AAERE SUO EX MARMORE STERNENDUM
CURAVIT
REPARATAE SALUTIS
ANNO MCMXIV
Marco Farina, rettore, con denaro proprio fece costruire in marmo il pavimento
di questo tempio dedicato a San Filippo Neri nell'anno del Signore 1914.
E' dotata di un organo e di un campanile, dove si trova una campana che vi fu,
molti anni or sono, trasportata dalla chiesa di Pardinola.
Fu allargata nel 1944 per interessamento dell'allora governatore militare
americano della nostra città capitano Bishoff, il quale donò per questo scopo
tutte le somme accumulate per contravvenzioni elevate ai cittadini frattesi.
Possiede una vasta sagrestia ed una spaziosa casa canonica. Fu amministrata
dalla Congrega sino al 1940.
Nel 1942 fu dichiarata parrocchia da Mons. A. Teutonico con bolla del 1 novembre
dello stesso anno ed ottenne il riconoscimento civile il 7 Giugno 1943.
I PARROCI
I) Sac. Del Prete Giovanni 1943-1954;
II) Sac. Cirillo Vincenzo 1954, in carica
(n.d.r. fino al 1980)
(n.d.r.)
III) don Nicola Giallaurito 1980, in carica
(1) S. Secondiano martire è protettore dell'antica città etrusca
e della cattedrale di Chiusi.
(2) « La Maestà del Re avrebbe, nella sua bontà, accordato un reggimento di
soldati pel corteo e quante bande musicali sarebbero state necessarie ». Da pag.
5 della « Breve dissertazione del Sac. Domenico Vitale alla Società cattolica di
S. Secondiano martire in Frattamaggiore ». Aversa Tipografia Filippo Di Torno a.
1886.
(3) La festività di S. Secondiano veniva celebrato due volte all'anno: Dal «
Martirologio Romano accomodato a ciascun giorno dell'anno, secondo la nuova
forma del Calendario, pubblicato per ordine del Papa Gregorio XIII » Tradotto in
lingua italiana, a. 1633.
17 Di Febraro (si festeggiano) A Concordia i SS. Martiri Donato, Secondiano e
Romulo con altri ottantasei, partecipi della medesima Corona...
9 Di Agosto In Toscana è il Natale delli Santi Secondiano, Marcelliano et
Veriano, li quali, al tempo di Decio imperatore, sotto Promoto console furono
prima battuti, poi stirati nell'eculeo ( = cavalletto di legno adoperato come
strumento di tortura), et con unghie lacerati, et arrostiti nei fianchi,
finalmente con l'esser loro tagliata la testa, meritarono la corona del martirio
».
4) Fondò nel 1884 la « Società Operaia » in Frattamaggiore.
55) La commissione era costituita da Carlo Corcione fu Domenico, Gaetano Russo,
Francesco Ferro di Marcantonio, Sosio Crispino (alias Raféle i Sanfilippo) e
Costanzo Luigi, sacerdote.
Fonte: FRATTAMAGGIORE SACRA A
libro di Pasquale Ferro
pubblicato nel 1974
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