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LA CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA (1)
La piccola chiesa di S. Giovanni Battista in Frattamaggiore fu fondata nell'anno
1487, come si rileva da questo brano del testamento di Antonello Del Prete per
notar Antonio Tramontano :
« Anno Domini Millesimo quatricentesimo octuagesimo septimo ecc. Item legavit
testator ipse, et sponte corani nobis asseruit aedificasse et construxisse
quondam Cappellani in quodam fundo et territorio ipsius testatoris. Ius
patronatus dicti testatoris in Villa Fractae Majoris, in loco ubi dicitur
Ptateam de Castello, iuxta suos fines, sub vocabula Sancii Johannis Baptistae,
cui Cappellae legavit testator ipse... » (2).
Anticamente nell'entrare in questa chiesa si vedeva, sul lato destro, una pila
marmorea per l'acqua santa, pila intorno alla quale si leggeva: A. D. MDLXIIII;
ora essa non c'è più. perchè nel rifare il pavimento venne asportata e sarà
andata distrutta.
Inoltre nel mezzo del pavimento c'era una tomba gentilizia, fatta costruire dal
patrizio napoletano, di origine frattese, Adamo Parretta per sè e per il figlio.
Questo sepolcro era ricoperto da una lastra marmorea, la quale venne tolta via
ed ora si trova situata nella parete di sinistra della chiesa. Essa reca la
seguente iscrizione:
A. 1585
(segue lo stemma della famiglia Parretta, indi)
ADAM PARRETTA, EIUSQUE
FILIUS ANGELILLUS, HOC
MONUMENTUM FF. NEPOS
JO. DOM.CUS PATRICI.US NEAP.NUS I.P.
TOT
POST LABORES
Anno 1585 Qui riposano Adamo Parretta ed il figlio Angelillo. Dopo tante fatiche
questa tomba fu fatta costruire dal nipote Giovan-Domenico patrizio napoletano.
(segue, giusta in mezzo, un teschio).
Nella parete destra della chiesa si vede infissa una seconda lastra marmorea
sulla quale si legge:
JOHANNES DOMINICUS PARRETTA
ANGELILLI F. ET DAM NEPOS
ET MIRABELLA DE PREITE CONIUGES
HAS AEDES AB ANTONELLO DE
PREITE FUNDATAS LICET AUGUSTAS
SUA PE. DILATATES AEDIFICARI FECERUNT
DOTE ADDITA ANNUOR. DUCATORUM
VIGINTI PRO QUATUOR MISSIS
QUALIBET HAC EBDOMATA LECTIS
QUATUOR ALIIS SOLEMNIBUS TRINO
QUOQ. MENSE CELEBRANDIS A
SACERDOTE ELIGENDO
AB ANTIQUIORE EX SUA FAMILIA ET
AB UNIVERSITATE NEC NON ALIORUM
DUC. CENTUM PRO SUBSIDIO DUARUM
PUELLARUM AB IISD. DATANDARUM
SEX ELIGENDARIUM PER SORTES SI
ELECTORES DISCORDES FUERINT
DATO ELECTORIBUS ARBITRIO
DISPENSANDI DIE
SABATI INTER PAUPERIORES
SENIORES INFIRMOS
ELEMOSINAS
SCIPIO PARRETTA EIUSQUE FILIUS
REV.DUS CAPPELL.NUS D. PASCHALIS REI MEMORIAM
DIE VERO PRIDIE NONAS JANUARII
A.D. MDCCCXVI.
I coniugi Giovan Domenico Parretta, figlio di Angelillo, e la moglie Mirabella
De lo Preite ed il nipote Adamo fecero allargare con denaro proprio questa
chiesa fondata da Antonello De lo Preite. La dotarono di rendita di venti ducati
annui per quattro messe lette da celebrarsi in qualunque settimana e per altre
quattro messe solenni da celebrarsi una ogni tre mesi da un sacerdote, il più
anziano, da scegliersi tra la loro famiglia e tutti gli altri. Inoltre cento
ducati per sussidio di due ragazze che dovevano essere dotate dai medesimi o di
sei ragazze da scegliersi a sorte. Se gli elettori fossero stati discordi i
cento ducati dovevano essere distribuiti il Sabato fra i più poveri e vecchi
malati come elemosine. Anno 1594. Scipione Parretta e suo figlio reverendo
Pasquale, cappellano, a ricordo di ciò posero questa lapide il giorno 4 Gennaio
1816..
Questa chiesa aveva ed ha un solo altare, il quale si trova di fronte ed al
centro; esso è di travertino con due sfingi, le quali sostengono una grossa
mensola di pietra della stessa natura, anche lo scalino è di travertino.
Al di sopra dell'altare si osserva un quadro, su tavola, di S. Giovanni
Battista, mentre al di sotto vi è una terza lastra di marmo con un'iscrizione
riguardante Angelo Spena, che fu uno dei compatroni della Cappellania con Carlo
Giordano e Vincenzo Percaccia. Essa ricorda anche le innovazioni e le aggiunte
apportate alla chiesa.
AEDICULAE HUIUS DIVO JOANNI BAPTlSTAE DICATAE
OBSOLETUM DECOREM DILIGERE AGGRESSUS
UBI PRIMUM EIUSDEM SORTITUS EST
SACERDOTIUM ANGELUS SPENA NIHIL
ANTIQUIORI SIBI CURAE HABUIT
QUAM UT RUINOSUM TECTUM RESTITUERET
DETERSO SITU PAVIMENTUM PARIETES ABSIDA PERPOLIRET
QUOD ARAE
ANTEA ERAT LIGNEUM DETRITUM QUE CONVERTIRET MARMORE AC
MUNDA ORNARET SUPPELLECTILI LAXATO INSUPER SPATIO PROXIMAM
CELLAM INTERIUS VELUTI SACRARIUM UBI A PLEBlS SECRETUS
FREQUENTIA SACERDOS SUA OBEAT RELIGIONIS OFFICIA ET
SACRIS INDUAT EXUAT VE SE VESTIBUS A FUNDAMENTUM
EXCITARET.
A.D. CbbCCCLXIII
Appena fu consacrato sacerdote Angelo Spena prese a cuore il decoro di questa
Cappella sacra a S. Giovanni Battista gravemente rovinata. Prima sua cura fu di
costruire il tetto in rovina, il pavimento, le pareti e l'abside, che prima era
in legno e che lui rifece in marmo, ornandola di splendite suppellettili.
Inoltre ampliò lo spazio, costruendo nell'interno un luogo in cui il sacerdote,
appartato dalla folla dei fedeli, si raccogliesse in preghiera, adempisse i suoi
uffici, si spogliasse o si vestisse dei sacri paramenti. A.D. 1868..
Nella Santa Visita del vescovo diocesano Carlo I Carafa, in data 8 Luglio 1621,
si legge che nella chiesetta di S. Giovanni Battista, nell'antica Via Castello,
sotto l'arco marmoreo del frontespizio vi erano dipinte le immagini di S.
Francesco di Assisi e di S. Rocco e al disotto l'iscrizione:
MIRABELLA DELLO PREITE
FIERI FECIT OB EIUS DEVOTIONEM
QUAM HABUIT TEMPORE PESTIS A. 1528.
A FILIO RENOVATUS A. 1588.
Mirabella Del Prete fece eseguire per sua devozione durante la peste dell'anno
1528. (Le pitture) sono state fatte rinnovare dal. figlio nell'anno 1588.
Nel mezzo della volta della chiesa si osserva un piccolo quadro, ovale, su tela,
rappresentante S. Giovanni Battista, che battezza Gesù.
Infine sono da menzionare altre due piccole lapidi, una del 1938 e l'altra del
1969, le quali ricordano due restauri fatti nelle rispettive epoche, anzi
cennate, a spese dei componenti l'Associazione di S. Giovanni Battista.
Questa chiesa è dotata di una piccola sacrestia e di una campanella, che invita
i fedeli alla preghiera.
Vi si celebra la messa solamente nelle Domeniche e nelle festività religiose
importanti (3).
(1) Comunemente chiamata dal popolo «la chiesa di S.
Giovanniello ». Essa è, dopo la parrocchia di S. Sosio, la più antica chiesa di
Fratta.
(2) Traduzione: « Nell'anno 1487 ,..lo stesso testatore parimenti e
spontaneamente ha affermato dinanzi a noi di aver edificato e costruito una
Cappella in un fondo di sua proprietà. « Questa Cappella di diritto padronato
dello stesso testatore si trova nella città di Frattamaggiore nella località
detta Piazza Castello. La cappella per volontà del testatore è dedicata a S.
Giovanni Battista ecc. ».
(3) È da rilevare che il Can.co Giordano nelle sue « Memorie istoriche ecc. »
spende a pag. 198 per questa Cappella, che tanto gli stava a cuore, solamente
queste poche parole: « La Cappella sita a Piazza Castello dedicata a S. Giovanni
Battista, comprotettore di Frattamaggiore, non contiene che un solo altare con
un quadro di S. Gio. Battista sufficientemente buono ». Nient'altro! Nemmeno il
più piccolo accenno alle lapidi marmoree mentre ce ne ha dato così abbondante
saggio per le altre chiese; al contrario per quattro lunghe e fitte pagine ha
cura di comunicarci i « pii legati » assegnati in dotazione a questa Cappella,
consistenti in dieci moggia di terreni da parte di Antonello Del Prete e tre
moggia da parte di Pietro Capasso, nonchè delle peripezie di una lunghissima
causa da lui intentata per l'adempimento dei suoi doveri di discendente del
fondatore per l'intermedia persona di Maddalena De Angelis, moglie del dott.
Alessandro Giordano. Egli dimostra un tenacissimo interesse per questa lite
giudiziaria, afferma che i processi del pio legato «furono involati (?!) dalla
Curia Aversana » e ritenuti presso Scipione e Tommaso Parretta, che erano
anch'essi ugualmente eredi, inoltre che c'era stato un Regio assenso di
censuazione, per cui egli implorò e riuscì ad ottenere mediante inframettenze,
dal Re Ferdinando II che l'anzidetto contratto fosse ridotto ad « jus et
iustitiam ». Ciò sembra avvalorare e dar credito a quanto ha scritto un suo
contemporaneo e cioè che il Can.co Giordano aveva un carattere acido e
litigioso, perché nonostante che il cappellano Sac. Domenico-Antonio Russo
avesse, dopo anni di dispendiose cause, ceduto la Cappellania ed i titoli al
Can.co Giordano, questi non soddisfatto reclamò anche 200 piastre di argento per
risarcimento danni per la qual cosa vi furono altre cause. Il Russo purtroppo,
nonostante le sue buone ragioni, soccombette per cui fu costretto a vendere due
palazzi e sette moggia di terreni, riducendosi quasi in miseria.
Domenico-Antonio Russo fu pio e dotto sacerdote, aveva scritto parecchi lavori
ma questi sono andati quasi tutti perduti, morendo lasciò i suoi numerosi libri
ai monaci del convento di S. Pasquale in Grumo.
Fonte: FRATTAMAGGIORE SACRA A A A
libro di Pasquale Ferro
pubblicato nel 1974
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