Chiese

 

LA PARROCCHIA DI S. SOSIO MARTIRE
I SUOI PARROCI
ED IL SUO CAMPANILE



Nella mattina del 29 novembre 1945, data nefasta nella storia della nostra città, un violentissimo incendio (doloso?!) riduceva in poche ore in un immenso desolante ammasso di marmi infranti, di residui di tele bruciate, di travi annerite, contorte, schiantate, di calcinacci informi il nostro maggiore e vetusto tempio parrocchiale, che, per la somma di splendide opere d'arte (1) che conteneva, era nostro orgoglio e vanto.
Mai, durante molti secoli e nemmeno durante gli orrendi, indiscriminati bombardamenti dell'ultima distruggitrice guerra, una così tremenda sventura si era abbattuta su Fratta.
Il lavoro paziente, tenace, amorevole di intere generazioni venne in brevissimo tempo irrimediabilmente distrutto.
Nulla o quasi nulla fu possibile salvare dalla rovina.
Non il grande luminoso quadro posto sull'altare maggiore e dovuto al pennello di Francesco De Mura, che lo eseguì nel 1759 e che rappresentava la Madonna degli Angeli.
Non i monumentali altari di marmo e cioè quello dell'altare maggiore costruito da Gian Battista Massotti nel 1748 e che costò a quell'epoca la non lieve somma di 976 ducati e 2 carlini; non gli altari del Rosario e del Crocifisso ricchi di agate, di lapislazzuli e di altre pietre preziose con i plastici, vigorosi bassorilievi dovuti allo scalpello di Giacomo Massotti, erede di Gian Battista e che li eseguì nel 1767.
Distrutti ugualmente: l'altro quadro di Francesco De Mura, rappresentante la SS. Trinità, posto nella volta dell'abside nel 1762; la tavola in legno di Andrea Sabatino da Salerno raffigurante S. Nicola e S. Giuliana (compatroni di Frattamaggiore); la tela di Gian Bernardo Lama (1506) rappresentante la Vergine del Rosario e l'altra firmata Francesco Celebrano con la rappresentazione di S. Giovanni Battista, che battezzava Gesù Cristo.
Ed ancora: distrutto il possente gruppo del Calvario con il maestoso, ieratico Crocifisso di legno, dovuto ad ignoto del '600 ed affiancato da due statue : quella della Vergine Addolorata dagli occhi lacrimosi e desolati e l'altra di S. Giovanni apostolo dal viso trepido di ansia e di angoscia, sculture in legno di Giacomo Colombo.
Ma ci stringe il cuore, in modo particolare, se ripensiamo alla distruzione dell'aereo, inimitabile soffitto settecentesco della chiesa costituito da uno spartito preciso, armonioso di cassettoni di legno dorato, su cui splendevano dalle loro cornici nobili ed intarsiate parecchi quadri fra i quali sovraneggiava quello della decapitazione di S. Sosio e compagni.
Distrutto il magnifico organo plurifonico.
Le uniche cose che si salvarono sono: il portale (2) (in parte) di travertino, il fonte battesimale ed il Cappellone di S. Sosio.
Però tanta rovina rimise in luce l'antico nucleo murario della primitiva Chiesa di stile romanico.
Difatti la parrocchia di S. Sosio martire è la più antica (3) e per molti secoli è stata l'unica parrocchia della nostra Città. Essa era ed è ancora oggi, specialmente dal punto di vista architettonico, la più bella chiesa di Frattamaggiore.
La sua costruzione risale al X secolo.
Attualmente è possibile ammirare, specie da parte degli intenditori, la sua ossatura in piperno, la quale per i suoi caratteri stilistici rappresenta uno dei pochi esempi di un tipo di architettura di antichissimo interesse, qual è quello del nostro gotico napoletano. La chiesa consta di tre navate, di cui le laterali sono coperte da volte, che si impostano su peducci di caratteristica forma triangolare, mentre la centrale è fornita di capriate ed è ricoperta da tetto.
I pilastri, che sostengono gli archi a tutto sesto, risultano composti da un nucleo di forma rettangolare, affiancato da mezze colonne, i cui capitelli (4) furono purtroppo barbaramente scalpellati nelle varie trasformazioni, che subì la chiesa, specie nel '700, allorchè, imperando lo stile barocco, gli archi vennero coperti da una spessa coltre di intonaco, per cui la chiesa perdette il suo magnifico stile originario, che venne sostituito da una fastosa decorazione.
Tutte le arcate ed il grande arco terminale, che si innalza svelto ed agile nel cielo come un inno di preghiera, costituiscono uno degli elementi più significativi e pregevoli del monumento.
I muri perimetrali presentavano dei lunghi finestrini, dei quali si osserva ancora una porzione, essendo stati amputati e poi occlusi per la successiva costruzione delle capelle laterali.
Questi finestrini sono diretti da sopra in sotto e da dentro in fuori allo scopo di ricevere quanta più luce era possibile dalle vie laterali e conferire così al tempio un maggiore raccoglimento e misticismo.
La chiesa di S. Sosio è documento vivo ed eloquente del grado di perfezione raggiunto dai nostri avi in quella lontana epoca, civiltà e perfezione, che potevano essere patrimonio solamente di un popolo discendente dall'antica, forte e prospera Miseno.
Il tempio primitivo doveva terminare con tre absidi al l'estremità delle tre navate, forse con arricchimento di musaici e di pitture come era costume del tempo.
Nel corso dei secoli la chiesa subì varie modifiche, aggiunte e trasformazioni. Nel 1522 alla primitiva chiesa vennero aggiunte (5) la navata trasversale e le cappelle laterali....


ABBAZIA O RETTORIA DI S. SOSIO.......


A quest'epoca abbiamo le prime notizie certe dell'Abbazia o Rettoria, ma l'origine di questa istituzione è molto antica, forse essa risale al primo sorgere della nostra chiesa.
E' dal 1522, epoca dell'ampliamento con la costruzione della crociera, che troviamo l'abate ed il parroco di S. Sosio insieme nella stessa chiesa.
Il rettore od abate aveva beni propri, distinti da quelli del parroco, consistenti in 26 moggia di terreni, tutti di prima classe e posti in tenimento di Frattamaggiore, oltre diversi censi, corresponsioni di orzo e denaro. Ed ugualmente al parroco così al rettore spettava l'jus mortorii, in forza del quale per ognuno che moriva in detto « casale » spettavano ad esso grana otto ed altrettante candele. Anzi l'Abate riscuoteva anche grana quindici per diritto di campana per ciascun morto.
Gli spettavano altresì le competenze « di regagli di sposalitii » e le « ragioni dei laudemi » (6).
Però a carico dell'Abate vi era la spesa delle funi, nonchè quella delle corregge delle campane e la contribuzione della quarta parte di quanto si spendeva per le riparazioni della chiesa, del campanile e delle campane.
Tanto si rileva dalla denuncia dei beni della Rettoria di S. Sosio dell'anno 1609.
Fra gli ultimi Abati di S. Sosio, dei quali abbiamo cognizione sulla scorta della Santa visita di Mons. Balduino de Balduinis (1560) e dagli atti relativi esistenti nell'Archivio vescovile dì Aversa, troviamo il reverendo clerico napoletano don Gianbattista Piscicelli, che, al tempo del parroco don Fabiano Capasso, non comparve.
Successivamente troviamo Abati: don Michele Perruccio e don Gio. Andrea Coffi e con essi si chiude la serie degli Abati, la quale non va oltre il 1559.
Dopo la morte del parroco dell'Annunziata scoppiarono gravi questioni nel clero frattese, per cui il vescovo diocesano mandò nel 1602 a reggere la parrocchia di S. Sosio don Cesare Cesaro, uomo di età un poco avanzata ma pieno di sapere, senno e prudenza.
Intanto durante il periodo in cui l'Abbazia restò vacante, i beni della stessa furono usurpati, per la qual cosa il vescovo, ad istanza del parroco Cesaro, nominò rettore della parrocchia di S. Sosio il capo del Rev.do Seminario dei chierici di Aversa.
Per il disordine che regnava nella chiesa parrocchiale accadde che alcuni estranei si appropriarono della maggior parte dei beni sia della Rettoria di S. Sosio che degli altri luoghi pii.
I deputati ed amministratori del Rev.do Seminario: don Onofrio Dragonetti, decano, e don Girolamo De Fulgure, cantore della cattedrale di Aversa, chiesero ed ottennero « Monitorio di scomunica » contro tutte quelle persone di qualsiasi grado e condizione, le quali detenevano od avevano occupato proprietà dell'Abbazia.
Poco tempo dopo il 1609 il Seminario di Aversa cominciò a fittare direttamente i terreni della Rettoria di S. Sosio ed a percepirne le rendite.
Ma i parroci di S. Sosio, i quali erano gravati delle spese per i restauri e la manutenzione della chiesa e del campanile nonchè della riparazione delle campane, presentarono ricorso chiedendo una contribuzione, che riuscirono ad ottenere nella misura di 40 ducati annui.
I superstiti beni della Rettoria di S. Sosio furono amministrati fino all'anno 1798, anno in cui per i bisogni della Corona (7), seguirono la sorte dei beni di tutti gli altri luoghi pii, per cui furono venduti od alienati; quelli di S. Sosio furono acquistati da tal Rocco Egizeneta da Palermo.
Attualmente dopo l'immane distruzione causata dall'incendio del 1945 la chiesa di S. Sosio si presenta per la parte muraria nel severo stile originario, mentre nell'abside al posto del mirabile dipinto di Francesco De Mura, che rappresentava la Madonna degli angeli con l'incoronazione di S. Sosio in premio del suo martirio, si osserva un musaico che ripete lo stesso episodio (8).
Dalla rovina si salvarono solamente il battistero ed il Cappellone di S.Sosio..


IL BATTISTERO


Il fonte battesimale reca le seguenti iscrizioni:


†† HIC CONSISTIT . NRA . SALUS ††
SCICIENTES . G. VEIANT . AD, AQ,


Qui è riposta la nostra salvezza. Quelli che hanno sete vengano qui alle acque...


FONTEM AD FORMAM REDEGIT


Portò il fonte alla forma attuale (9)...


inoltre vi sono delle croci in rilievo di forma arcaica, simili a quelle delle catacombe.
Il battistero doveva essere una vasca ad immersione, la quale fu poi trasformata.
Dal modo semplice e primitivo come è scolpita la prima iscrizione sembra che essa sia da riferire ad un'epoca anteriore al 1479, sicchè è molto probabile che questo millesimo sia stato aggiunto dopo, quando la vasca fu piazzata nel nostro tempio.


Peripezie circa il trasporto dei sacri resti dei SS. Sosio e Severino e le tre traslazioni degli stessi nella chiesa madre di Frattamaggiore sino alla loro definitiva sistemazione con la costruzione del Cappellone...


Circa il trasporto dei corpi dei SS. Sosio e Severino bisogna ricordare che, prima che esso venisse effettuato, Mons. Arcivescovo Michele A. Lupoli si premurò di munirsi, giusta le tassative disposizioni dell'epoca, di regolare permesso civile ed ecclesiastico (10) per riceversi le anzidette venerate reliquie.
E' noto che con la venuta dei Francesi con a capo Giuseppe Napoleone, il quale fu nominato re di Napoli e di Sicilia, si scatenò qui presso di noi, un'ondata di violenze, di rapine, di sopraffazioni contro la religione di Cristo (soppressione di monasteri, chiusura di chiese, dispersione di arredi sacri, sottrazione di oggetti di argento ecc).
Poi, dopo qualche tempo, venne dal Re promulgato un Decreto, in data 26 febbraio 1807, con il quale fu stabilito di concedere, in seguito a regolare domanda rivolta all'Intendente dopo essere stata vistata e comprovata dal vescovo di ciascuna diocesi interessata, le reliquie dei Santi e gli arredi sacri appartenenti alle parrocchie situate nelle singole province.
I frattesi avanzarono domanda ed ottenuto il permesso sotto la guida di Mons. Michele Arcangelo Lupoli dovettero affrontare ed eseguire lunghi ed estenuanti lavori di scavo nonchè pazienti, instancabili ricerche per ritrovare i corpi santi.
Data la torbida, ostile situazione politica si fu costretti a cercare al di sotto del pavimento della chiesa dei SS. Severino e Sosio di Napoli di notte tempo, quasi di soppiatto, e finalmente dopo non poche ore di faticosissimo lavoro vennero trovate dapprima l'urna con i resti di S. Severino e poi quella di S. Sosio.
Nel cuore della notte del 30 Maggio 1807 con infinite precauzioni esse furono trasportate nel domicilio dell'arcivescovo Lupoli in Napoli al vico Lammatari alla Sanità n. 6, dove restarono sino al mattino seguente mentre innanzi ad esse ardevano ceri ed un gruppo di frattesi (sacerdoti e laici) recitavano salmi e preghiere.
Parteciparono a questa operazione: D. Giuseppe Biancardi, Sindaco di Frattamaggiore; D. Gaetano Lupoli, eletto e fratello dell'arcivescovo; il sig.r Sosio Muti per procura del fratello Alessandro, altro eletto; il Sac. D. Vincenzo Giordano; il Sac. Michelangelo Padricelli (che fu canonico del duomo di S. Severo); il Sac. Domenico Moccia ed infine il Sac. Nicola Russo, che era il solo che conosceva la lingua francese.
Nel mattino seguente, 31 Maggio, arrivarono altri quattro sacerdoti trattesi e cioè: D. Gennaro Pagliafora; D. Sosio Vergara; D. Carlo Lanzillo e D. Pietrantonio Cirillo i quali, con gli altri quattro preti già sul posto e quindi in numero di otto, quattro per ogni carrozza, chiusa, l'una appresso all'altra, si mossero dal domicilio di Mons. Lupoli e proseguendo per via Foria, Capodichino e Casoria si diressero su Fratta (11). Però giunti a Cardito si fermarono e deposero in quel tempio parrocchiale sotto due ricchi padiglioni, rivestiti con lussuosi broccati di seta con frange di oro, le due casse contenenti le reliquie.
Nelle ore pomeridiane del 31 Maggio un lungo, numeroso corteo formato dalle confraternite, dal clero e dai parroci dei paesi circonvicini nonchè da tutte le confraternite, dal clero di Frattamaggiore con l'intervento delle Autorità e da un immenso stuolo di cittadini frattesi e dai paesi vicini si riversò su Cardito.
Da questo paese poi i Sacri Corpi furono trionfalmente trasportati sulle spalle da sacerdoti indossanti le dalmatiche (bianche per quelli che portavano S. Severino e rosse per quelli che portavano S. Sosio martire) fra il salmodiare dei preti e le preci dei fedeli.
Arrivarono così in Frattamaggiore, dove si vedevano molti drappi serici pendenti dai balconi delle case e parecchie bandiere, che pavesavano gli edifici pubblici, mentre si udivano gli squilli gioiosi delle campane, le note dì concerti musicali e lo scoppio di numerosi petardi e mortaretti.
I resti mortali dei SS. Sosio e Severino furono fatti sostare temporaneamente nella chiesa di S. Antonio (12) e vi restarono fino al 14 Giugno dello stesso anno. Nel quale giorno vennero processionalmente trasferiti nella chiesa parrocchiale madre. Per sistemare ed esporre convenientemente alla venerazione dei fedeli i Corpi Santi fu necessario costruire una piccola cappella.
Ecco quanto si legge in una vivace, caratteristica scrittura privata del tempo:

« S. M. .., si benignò di donare atta Parrocchiale Chiesa della Comune di Frattamaggiore, previo recivo del Parroco, i Santi Corpi di S. Sosio protettore e titolare della med. Comune e di S. Severino con molti arredi sacri, occorrendo alla spesa per il trasporto accorse tutta la popolazione a somministrare con pingue elemosine per trasportare le SS. Reliquie nella Comune. Dovennosi collocare decentemente in qualche parte della Parrocchia e non ritrovandosi luogo adatto a tal iscopo, si pensò di sfonnare un muro che sporgeva in una piccola sagrestia, di formare un Cappellone a parte con rizzarvi un altare sotto del quale s'avessero potuto situare detti Santi Corpi.
Ciò meditato di fare, si prese l'assunto e l'incarico di eseguire il Sig.r Giuseppe Biancardi non si sa sotto quale titolo, o come Sindaco che era in quel tempo o come nipote del Parroco, o come quello che maneggiava le limosine che si davano dai fedeli, il quale menò a capa una tal opera e quando credevasi da tutti essere fatta una tale spesa dal Biancardi dal danaro di limosine o dal Parroco, si vide situarsi nel muro del frontespizio della Cappella una iscrizione in cui si dice che Giuseppe Biancardi, Sindaco di Fratta, dal danaro della Università ha fabbricato una tale Cappella; questa iscrizione fece credere a tutti, che veramente e realmente, che l'Università avesse fatta una tale spesa »
(13).
Ed ecco l'iscrizione:


SOSII MARTYRIS AC SEVERINI NORlC. APOSTOLI
CORPORA EXPECTATISSIMA
JOSEPHO BIANCARDI FACTO DUCE
AB HYPOGAEO NEAPOLITANI TEMPLI
IISDEM SANCTIS DEDICATI
POTESTATE AB REGE FACTA
PRID. KAL. JU. MDCCCVII
FRACTAM ILLATA
SUB HUIUS SACELLI ARA CONDUNTUR
AERE PUBLICO


I corpi molto attesi dei SS. Sosio Martire e Severino, apostolo del Norico, portati a Frattamaggiore dalla chiesa ad essi dedicata in Napoli il 31 Maggio 1807 furono a spese pubbliche riposti sotto l'altare di questo tempietto. Se ne rese promotore Giuseppe Biancardi dopo averne ottenuta facoltà dal Re.


Giuseppe Biancardi, che fu il primo sindaco (14) di Frattamaggiore, si era adoperato, sopratutto a causa di questa sua carica, assieme ai Lupoli per il trasferimento delle ossa dei SS. Sosio e Severino, ma in seguito, forse per megalomania, cercò di assumersi l'intero merito di sì fausto avvenimento, per cui grande fu la meraviglia di tutti quando comparve murata sul frontespizio della cappella l'ambigua dizione:
« aere publico », con la quale Biancardi tentava di mettere completamente da parte l'opera dei Lupoli, specie dell'arcivescovo, il quale aveva speso financo « de proprio » e non si era risparmiato sino al felice compimento dell'opera.
Quest'ingiusto, arbitrario atteggiamento del Sindaco provocò un forte, legittimo risentimento da parte dei Lupoli.
A questo punto per l'esattezza storica occorre precisare che per il pagamento della somma di 195 ducati, tanti ne erano stati pattuiti per i lavori della nuova cappella ordinati dal parroco D. Gennaro Biancardi, avvennero degli inconvenienti. Il parroco nonostante tutta la sua buona volontà, non riuscì, sino alla morte (a. 1808), a corrispondere ai costruttori edili: Carmine e Gennaro Grimaldi, padre e figlio, che solamente ducati 72,80, come da ricevo.
Deceduto il Biancardi venne eletto parroco D. Sosio Lupoli.
Allora si inasprirono i rapporti, già tesi, specialmente quando il Sindaco: « si arrogò con iscandolo di tutta la popolazione estrarre dalla Parrocchia e menare in casa propria le oblazioni e di cera, e di alcune tovaglie di altare, e di un piviale rosso, e sino poi di alcuni putti di cera, soliti a sospendersi all'altare del Santo. Una lava (? = una grande moltitudine) di popolo nel vedere strappati i voti e le oblazioni fecero del rumore » ed in seguito: « avrebbe potuto turbarsi il buon ordine e la tranquillità » (15).
IIl 18 ottobre 1807 con l'intervento del Vicario generale del vescovo di Aversa veniva fatta la ricognizione delle reliquie, le quali furono poi riposte canonicamente sotto l'altare e proprio nella confessione di esso per mano di Mons. Michele Arcangelo Lupoli e lo stesso altare venne consacrato e privilegiato in perpetuo.
A ricordo di ciò fu scoperta una lapide marmorea con la seguente magnifica iscrizione di M. Arcangelo Lupoli:


HONORI
SANCTORUM SOSII MARTYRIS
ET SEVERINI NORIC, APOST.
ARCH. LUPOLI
PELUSIANORUM PONTIFEX
ARAM CONSECRAVIT
AN MDCCCVII DIE XIII OCTOBRIS.

QUOD BONUM FELIX FAUSTUMQUE
PATRIAE SIET
HEIC SUB ALTARI DEI
AD TUTELAM EXCUBANT
CORPORA SANCTORUM
SOSII LEVITAE ET MART. MISENAT.
ET SEVERINI NORIC APOSTOLI
AB URBE PRINCIPE
IN FRACTENSIS MUNICIPII ECCLESIAM
INVECTA A
II KAL. IUNIUS AN. MDCCCVII


In onore dei Santi Sosio Martire e Severino, apostolo del Norico, il vescovo di Montepeloso Arcangelo Lupoli consacrò quest'altare il 18 ottobre 1807.

Qui sotto l'altare di Dio riposano, venerati e protetti, i corpi dei Santi Sosio, diacono e martire di Miseno, e Severino, apostolo del Norico, portati nella chiesa madre di Frattamaggiore dalla capitale del Regno (16). Possa ciò essere di buono, felice, fausto auspicio alla Patria! 31 Maggio 1807


Dopo questa inaugurazione il Vicario foraneo si recò a casa del Sindaco, cui espresse lagnanze per quanto era avvenuto, ritenendolo un grave affronto per il vescovo diocesano e per la casa Lupoli.
Intanto i Grimaldi ricorrevano alle superiori Autorità religiose, per ottenere il pagamento della restante somma tra quella avuta e quella pattuita. Il nuovo parroco Lupoli, premurato, obiettava giustamente che: « osta un legale impedimento come quello di vedersi scolpita in marmo' una memoria in detta Cappella, ove espressamente dicesi essersi l'anzi detta Cappella " aere publico " eretta a spese dell'Università ». Per un'esatta comprensione di tutte le traversie e dei fatti accaduti bisogna sapere che nella chiesa di S. Sosio da moltissimi anni vi era una cassetta destinata a raccogliere le oblazioni dei fedeli. Da principio essa veniva chiamata « cassetta della chiesa parrocchiale », in seguito fu detta anche « cassetta di S. Sosio », aveva due chiavi, delle quali una era tenuta dal sagrestano e l'altra dagli Amministratori dei Luoghi pii. Ma dall'anno 1807 le reliquie dei SS. Sosio e Severino erano state consegnate al parroco con l'obbligo di sopportare tutte le spese occorrenti per la manutenzione della Cappella e di tenere con il dovuto decoro le reliquie e provvederle di tutto il necessario per il culto. Inoltre da dichiarazioni dei Sindaci: D. Giovanni Sagliano nel 1807 e di D. Luca Biancardi nel 1809 ed anche da una sotto-scrizione di decurioni (17) e di sacerdoti trattesi emergeva in maniera inequivocabile che il Municipio non aveva erogato nessuna somma per la formazione della Cappella di S. Sosio e che questa era stata costruita dal Parroco con il denaro dei fedeli ricavato dalla cassetta, la quale era stata sempre amministrata dal parroco. Per tali ragioni D. Sosio Lupoli, parroco, ritenendo che su di essa gli Amministratori dei Luoghi Pii non avessero più alcuna potestà tolse le due chiavi, restandone una solamente per sè. In seguito a ciò l'Amministratore Nicola Giordano ricorse al giudice di pace, il quale, nonostante le dichiarazioni dei due Sindaci innanzi cennati e la sottoscrizione dei decurioni e dei preti frattesi, condannò il Lupoli.
Questi non solo provvide, come da ricevo del 21 ottobre 1812, al pagamento di altri 36 ducati a saldo di ogni loro avere dei costruttori edili Carmine e Gennaro Grimaldi, ma fu costretto a ripristinare l'antica cassetta nel primitivo luogo (18).
Dopo questo ed altri incresciosi incidenti, verificatisi in precedenza, i resti mortali dei SS. Sosio e Severino vennero nel 1873 con una seconda traslazione trasferiti dalla cappella dedicata a S. Vincenzo Ferreri (la terza a sinistra) a quella alla destra dell'altare maggiore con solenni festività civili e religiose, fra le quali una solenne messa, cantata, in musica diretta dall'immortale maestro Saverio Mercadante, il quale venne apposta a Frattamaggiore. In tale occasione fu anche collocata sull'entrata della Cappella una lastra di marmo con la seguente iscrizione:


D. O. M. IN ONORE DI S. SOSIO, DIACONO E MARTIRE,
QUESTA CAPPELLA
AL SUO PATRONO E CONCITTADINO
PER TESTIMONIANZA DI MOLTA FEDE ED AVITA PIETÀ
IL POPOLO DI FRATTAMAGGIORE
ERIGEVA A PROPRIE SPESE.
CON DISEGNI DELL'lNG.RE FILIPPO BOTTA
CON DIPINTO IN TELA DEL COMM. FEDERICO MALDARELLI
NELL'ANNO 1873
I SACRI CORPI DEI SS. SOSIO E SEVERINO
TOLTI DAL VETUSTO E SQUALLIDO SARCOFAGO
PER CURA DI SOSIO PEZONE E RAFFAELE MICALETTI
AMMINISTRATORI DELLE RACCOLTE ELEMOSINE
QUI SPLENDIDAMENTE VENIVANO COLLOCATI


IL CAPPELLONE DI S. SOSIO


Però in prosieguo di tempo, sembrando anche questo secondo sacello una cosa modesta, si stabilì di costruire appositamente un Cappellone, nel quale le sante reliquie avessero avuta solenne e definitiva dimora.
Ma per erigerlo si dovettero intavolare lunghe trattative, perchè fu necessario occupare un piccolo basso con una stanza soprastante ove si riuniva la Congrega del Rosario, ed una parte della sagrestia della chiesa della Madonna delle Grazie, per cui gli amministratori di S. Sosio cedettero la sede della loro Congrega a quella del Rosario ed un basso di loro proprietà posto al di sotto della Congrega della Madonna delle Grazie, per adibirlo a sacrestia.
Appianati così i non pochi contrasti si potette finalmente decidere, il 23 febbraio 1892, la costruzione del nuovo Cappellone, cui fu posto mano il 9 Luglio dello stesso anno. Il Cappellone di forma ottagonale è decorato di un altare bellissimo di stile bizantino, ornato di pietre preziose (agate, onici, lapislazzulì ecc.) e al di sotto dell'altare c'è una grossa nicchia, nella quale in due casse di legno rivestite di velluto rosso stanno le reliquie dei SS. Sosio e Severino.
Le pareti di questo Cappellone sono ricoperte di marmi pregiati ed al centro di essi si slancia in alto una cupola svelta e leggiadra, fornita di un lanternino di grande grazia ed eleganza nel cui fondo si vede l'immagine dello Spirito Santo con festoni dorati ai lati.
All'ingresso di esso si vedono sospese diverse lampade votive di argento, fra le quali bisogna menzionare quella particolarmente bella ed artistica offerta dal Sindaco della nostra città in occasione dell'epidemia di colera del 1884, che fece molte vittime in Napoli e nei Comuni limitrofi mentre Frattamaggiore ne restò quasi immune.
Il Cappellone fu progettato dall'Ing.re Vincenzo Russo di Caivano e venne riveduto dall'architetto Travaglini e da Mons. Gennaro Aspreno Galante (19). Vi lavorarono per le opere in muratura i fratelli Decio e Nicola Ferro; per gli stucchi Stefano Bocchetti da Miano; per i marmi la ditta Zampini e Nasti di Napoli; per le dorature Accurso ed infine il Prof. Gaetano d'Agostino per gli ornati e le pitture a fresco, queste ultime in verità poco riuscite e piuttosto brutte artisticamente.
Già in precedenza il celebre pittore Federico Maldarelli, molto amico del Sindaco di Frattamaggiore Antonio Iadicicco, era stato officiato affinchè avesse eseguito un quadro con i due santi.
I frattesi desideravano che il Maldarelli avesse dipinto una tela, nella quale i santi Sosio e Severino fossero stati ritratti insieme, ma il Maldarelli rifiutò ed ispirandosi agli usi e costumi dei primi tempi della comunità cristiana, quando essa viveva nelle catacombe, pensò di raffigurare il santo martire rivestito dei suoi paramenti di diacono ed adagiato in un'arca con un filo rosso intorno al collo, prova dell'avvenuto martirio con il distacco della testa dal tronco, scalzo, con una fiamma sul capo.
La scena è completata da un sacerdote dalla lunga barba nera, il quale, circondato da un gruppo di fedeli in varii atteggiamenti, impartisce alla salma l'ultima benedizione, prima che un fossore con una lastra di marmo sulle braccia si appresti a chiudere la tomba.
Il quadro, un vero capolavoro, fu ampiamente lodato da tutta la stampa (20) e da tutti gli intenditori.
Nel Cappellone oltre allo stupendo quadro del Maldarelli se ne trovano altri due sulle pareti laterali ugualmente belli e dovuti al pennello di Saverio Altamura.
Quello situato a destra di chi entra riproduce la figura dell'abate Severino, il quale viveva in un'Abbazia posta sopra una piccola collina sulle rive del Danubio. Un giorno un frate si recò da lui e gli riferì che un pellegrino lo attendeva sull'altra sponda del fiume e voleva consegnargli una cassetta. Severino traversò il fiume in barca e visto il messo gli si inginocchiò davanti e ricevette un cofanetto, contenente le reliquie di S. Giovanni Battista, precursore di Cristo. Il quadro ritrae appunto questo episodio in un paesaggio grigio, nordico con una barca, che si dondola sulle acque e da tutto l'insieme spira un grande misticismo.
L'altro quadro, quello a sinistra, rappresenta S. Sosio, che mentre S. Gennaro legge il Vangelo e S. Sosio regge il messale, un raggio di luce investe il diacono, sul cui capo si accende una fiamma. A tale vista S. Gennaro, già vescovo, abbraccia S. Sosio predicendogli prossime la palma e la corona del martirio.
Difatti non molto tempo dopo furono entrambi decapitati per la professione della loro fede in Cristo.
In questo Cappellone si osservano anche due statue, a mezzo busto, di rame dorato con testa e mani d'argento: S. Sosio e S. Giuliana.
Sotto la statua di S. Sosio si legge:


DIVI SOSII DIACONI RELIQUIAE
PATRONI UNIVERSITATIS
FRATTAE MAIORIS
A.D. 1637.


Reliquie di S. Sosio, diacono Protettore della Comunità di Frattamaggiore. Anno del Signore 1637.


L'altra raffigura S. Giuliana ed è munita di una predella di rame dorato. Nella quale si osserva, a parte anteriore, una piccola nicchia con vetro, dentro la quale sono conservate alcune ossa di S. Giuliana, mentre a parte posteriore vi è una placca di ottone, sulla quale sono incisi i seguenti versi:


DIVA POTENS PAGI, HOC CIVES TIBI PEGMA SACRARUNT
HOC TIBI RES MERITIS PUBLICA VÌNCTA TUÌS.
JULIANUM SIDUS, CUI JULIA SIDERA CEDUNT
HOC PHOEBI, PHOEBES INSTAR AD ILLA MICANT.
A.D. MDCLXXII


Signora del villaggio i cittadini ammirati per i meriti tuoi ti consacrarono questa nicchia. Tu sei una stella, o Santa Giuliana, e dinanzi a te cedono nello splendore anche le stelle, che brillano nelle notti di Luglio. Persino il sole perde in lucentezza di fronte a te! Anno del Signore 1672.


Infine sull'ingresso del Cappellone, che è munito di un magnifico cancello di ottone animato in ferro ad imitazione di quello della cappella del tesoro di S. Gennaro in Napoli, c'era una volta la seguente iscrizione, che ora non c'è più:


QUI SOTTO L'ALTARE
DOPO LXXXVII ANNI,
CHE VENNERO TRASFERITI A FRATTAMAGGIORE
LA PIETÀ DEL POPOLO FRATTESE
CURANTE SOSIO PEZONE,
VOLLE RIPOSTI FINALMENTE
I CORPI DEI SANTI
SOSIO, LEVITA E MARTIRE DI MISENO,
E SEVERINO, APOSTOLO DEL NORICO,
ARRA
DI AUMENTATA GLORIA ALLA PATRIA
E DI BENE AUGURATA FORTUNA AI CITTADINI.
XXXI MAGGIO MDCCCXCIV.


E' desiderabile che su di un'artistica lastra di marmo venga scolpita e sia esposta al pubblico la celebre, magnifica epigrafe di papa Simmaco (V secolo) in onore di S. Sosio.
Nell'antica basilica vaticana, cioè in quella precedente all'attuale, c'era una cappella, nella quale il Papa si recava privatamente per le sue preghiere, chiamata « aedes rotunda Sancii Andreae » con sette altari in giro, consacrati a sette santi martiri, ed al posto d'onore, il primo entrando a destra, vi era quello dedicato a S. Sosio « oratorium Sancii Sossi », che era il solo, cui il Papa Simmaco dedicò un carme, il che sta a dimostrare lo splendido culto che godeva S. Sosio sin da quei remoti tempi, culto che sopravanzava quello dello stesso S. Gennaro (21).
Ed ecco l'epigrafe:


PONTIFICIS VENERANDA SEQUENS VESTIGIA SOSSUS
AEQUAVIT MERITI NOBILITATE GRADUM
MARTYRIO CONIUNCTUS OVAT VERUSQUE MINISTER
REDDIDIT OFFICII DEBITA IURA SUI;
ILLE SACERDOTEM CUPIENS SUBDUCERE MORTI
CONTIGIT OPTATAM SUB PIETATE NECEM.
O LAETA ET JUCUNDA QUIES, O VITA DUORUM
FUNERE SUB GEMINO QUOS TENET UNA SALUS
ITE SIMUL SEMPER COELESTIA SUMITE DONA
PAR PRETIUM POSCIT GLORIA PAR FIDEI.
SYMMACHUS ANTISTES TANTI SACRATOR HONORIS
HAEC FECIT TITULIS COMMEMORANDA SUIS.


Sossio calcando le vestigia del proprio vescovo giunse a pareggiarne la dignità con la sublimità dei proprii meriti. Congiunto a lui nel martirio da vero diacono schiude il labbro alla preghiera e così compie integralmente il proprio ufficio levitico; volendo sottrarre alla morte il vescovo, quest'atto di pietà gli fece incontrare il desiderato martirio. O quanto lieta, gioconda, piena di riposo vuole essere la vita di ambedue. I morti sono due, ma la vita della quale ora godono è identica. Vivete sempre insieme congiunti e godete il celeste premio giacché il merito di una stessa fede esige un'uguale ricompensa. Il presule Simmaco in loro onore dedicò quest'iscrizione commemorativa.


I PARROCI DELLA CHIESA DI S. SOSIO


Dei parroci (22) della Chiesa di S. Sosio di Frattamaggiore come di quelli delle altre chiese parrocchiali italiane si comincia ad aver conoscenza dopo il Concilio di Trento 1545, cioè all'epoca in cui vennero istituiti i libri parrocchiali.

I - don Fabiano Capasso

Il primo parroco, di cui si ha notizia, è don Fabiano Capasso, che tenne la cura delle anime della nostra città dal 19 novembre 1559 al 27 Marzo 1561.
Egli impiantò il primo libro dei battezzati (23) e dal suo cognome sembra essere stato nativo di Frattamaggiore.

II - don Giulio Lettiero o De Lettiero o De Litteriis

Fra la morte del primo e la nomina del secondo parroco passarono ben tre anni, perchè pare che vi fossero parecchi sacerdoti, che aspiravano a tale posto.
Don Giulio Lettiero istituì il primo libro dei morti (24).
Ecco come viene descritto questo parroco in una nota dell'epoca.
« D. Iulio è Persona a Tempata molto Rev.do sacerdote che have havuta et ha Cura d'anime In detto Casale de Frattamaggiore la quale In vigore dì suo bene exercitìo, et fama tutti quelli di detto Casale de fratta si sono serviti di esso per Confessore, dallo quale mentre s'è vissuto, mai sene è Inteso Cosa de male, ma di bonìssimo odore, et Edificatione stante sua Sancta et Bonavita et per tale estato tenuto et reputato e se tene, tratta et reputa da tutte quelle persone che lo Conoscono, et est verum ».
All'epoca di questo parroco e del precedente, secondo l'uso ed il costume di allora, tutti i più importanti affari cittadini venivano discussi nel nostro tempio.
Egli stette a capo della parrocchia dal 14 Dicembre 1564 al 19 Giugno 1594.
Di lui non si conoscono nè la città nella quale nacque, nè il luogo e l'epoca della sua morte.

III - don Ludovico Bortone

Il terzo parroco fu don Ludovico Bortone, nato in Aversa. Tenne il governo della parrocchia di S. Sosio poco meno di un anno. Era, a quanto è stato scritto, di carattere abbastanza pigro. Morì in Frattamaggiore nel 1595.

IV - don Giovan Stefano De Iuliano

Il quarto parroco fu don Giovan Stefano de Iuliano; anch'egli nacque in Aversa.
Stette a capo della parrocchia per poco tempo e precisamente dal 30 Novembre 1595 al 15 Luglio 1596.
In quel tempo ebbe inizio l'originale caratteristica processione dei sacri «Misteri» (25) la quale in seguito fu smessa e venne sostituita dalla festa della Resurrezione, detta poi « festa del Lunedì in albis ».
Pure di questo parroco si ignorano la data di nascita e la città dove finì i suoi giorni.

V - don Paolo dell'Annunciata

Il quinto parroco fu don Paolo dell'Annunciata, nato in Sessa Aurunca. Da due note che si leggono nei libri parrocchiali sembra che all'epoca di questo parroco vi sia stato sinodo diocesano e che sia stato richiamato severamente il disposto del Concilio di Trento per la compilazione e la tenuta dei libri parrocchiali.
Questo parroco governò la chiesa dì S. Sosio dal 16 Luglio 1596 al 19 Maggio 1602 e morì in Frattamaggiore.
Durante la Cura di questo parroco si continuava la rappresentazione dei «Misteri», dei quali al tempo del parroco don Giovan Stefano De Iuliano, e nell'anno 1600 a causa di una prolungata siccità, che faceva disperare del raccolto dei campi, si ebbe per voto la istituzione nella prima domenica di Maggio della festività, detta comunemente « festa delle statue ».

VI - don Cesare Cesaro

Il sesto parroco fu don Cesare Cesaro da Giugliano, dottore in teologia e già in precedenza curato della sua città.
Egli venne inviato in Fratta con il compito di eliminare e sanare alcuni gravi inconvenienti ristabilendo l'ordine e la disciplina nel clero frattese.
Al tempo di questo parroco i beni della Rettoria di S. Sosio venivano amministrati dal Seminario di Aversa.
Egli venne nominato parroco il 24 settembre 1602 e morì in Frattamaggiore il 16 Febbraio 1605.

VII - don Battista Biancardo

Il settimo parroco fu D. Battista Biancardo da Frattamaggiore.
Stette a capo della chiesa di S. Sosio dal 19 Giugno 1605 al 17 Giugno 1607, anno in cui cessò di vivere.
Questo parroco ebbe particolare cura nell'esporre alla venerazione dei fedeli le reliquie di S. Sosio e concorse « de proprio » alla costruzione della sacrestia.

VIII - don Natale Fuscone

L'ottavo parroco fu don Natale Fuscone cittadino Frattese e già varie volte economo curato della chiesa di S. Sosio.
Durante la sua Cura parrocchiale fu, il 26 Aprile 1609, ad istanza delli prov-rettori del Seminario di Aversa comminata scomunica contro gli usurpatori dei beni della Rettoria di S. Sosio e nell'anno 1610 fu terminata la costruzione della sacrestia; vennero continuate le decorazioni della chiesa e le riparazioni del campanile ed infine furono sistematicamente eseguite le funzioni ecclesiastiche istituite dal parroco precedente.
D. Natale Fuscone resse la parrocchia di S. Sosio dal 31 Luglio 1607 al 28 Agosto 1611.
Morì in qualità di parroco di Crispano nell'Aprile del 1614.

IX - don Andrea della Torre

Fu parroco della chiesa di S. Sosio dal 31 Maggio 1612 al 18 Dicembre 1617.
Poco si sa della sua attività, non si conoscono neppure il luogo dove nacque, né il sito e l'anno in cui morì.

X - don Mario dell' Aversana

Il decimo parroco di Fratta fu don Mario dell'Aversana, del quale si ignorano ugualmente sia il luogo di nascita che quello di decesso.
Di lui sappiamo solamente che nell'anno 1602 fu eletto parroco della chiesa di S. Anna in Giugliano, dalla quale passò nel 1605 a quella di Pascarola ed infine a quella di Frattamaggiore.

XI - don Pietro de Angelo

Il decimo primo parroco fu don Pietro de Angelo, soprannominato « don Petruccio », dottore in teologia.
Neanche di lui conosciamo la città nella quale nacque ed il luogo dove morì.
Ai tempi di questo parroco Fratta era abitata da ragguardevoli famiglie qui trasferitesi come la Gattola, l'Antinori, la Genoino ecc.
Egli entrò nella lotta accesasi fra i cittadini di Frattamaggiore ed i soldati, che qui avevano preso alloggio, e col fratello Girolamo, curato di Casandrino, istruì e fece convertire alla religione cattolica un maomettano.
Fu parroco dal 15 Agosto 1618 al 10 Ottobre 1626.
Sotto questo parroco il Seminario di Aversa, cessionario dei beni della Rettoria di S. Sosio, contribuiva con quaranta ducati all'anno per i lavori.

XII - don Andrea della Torre

Il dodicesimo nella lista dei parroci della chiesa di S. Sosio fu, per la seconda volta, don Andrea della Torre, se dobbiamo credere a quanto si legge nei libri parrocchiali, da cui si rileva che egli fu nuovamente a capo della chiesa di S. Sosio dal 12 Aprile 1629 al 22 Giugno 1651.
Durante la sua Cura avvennero fatti molto importanti per la nostra città, come la vendita ed il riscatto del casale di Frattamaggiore dal servaggio baronale; la fusione della statua di S. Sosio a mezzo busto in rame dorato con il capo e le mani di argento ed infine la vittoria dei Frattesi sul conte di Conversano nel 1647.
Non si è potuto appurare il ruolo e la parte, che ebbe questo parroco nello svolgersi di avvenimenti così importanti.
Nel 1642 si ebbe la istituzione della festa del Lunedì in albis e nel 1649 si ebbe la conversione di altri maomettani nel nostro tempio.
Quella che si conosce bene di questo parroco è la contesa sorta fra lui ed i mastri di S. Sosio nell'anno 1647 relativamente alle riparazioni del campanile.
In tale occasione il Della Torre dichiarava che: « a pena et stritto modo poteva vivere » e che si riteneva obbligato: « a spendere quello che l'Ill.mo padrone comandava e non altro ».

XIII - don Alessandro Biancardo

Il decimo terzo parroco fu don Alessandro Biancardo, cittadino frattese, il quale istituì e fondò la Congrega di S. Sosio; per sua iniziativa venne fusa nel 1672 la statua di S. Giuliana di rame dorato e con la testa e le mani d'argento e furono fissati i confini della giurisdizione parrocchiale nella parte settentrionale della città.
Durante il periodo nel quale egli resse la parrocchia di S. Sosio, imperversò la tremenda distruggitrice peste del 1656.
Egli seguì e registrò giorno per giorno con scrupoloso impegno il divampare del luttuoso morbo fino alla sua scomparsa.
E' molto importante la seguente nota, che trovasi segnata in data 18 Luglio 1656 e che fa la storia delle condizioni del nostro paese e di quanto accadeva in quel tempo in Frattamaggiore.


Anno 1656 die 18 Julii

« Et perché le sepulture delle chiese erano piene et non vi si potevano più sepelire, dopo tanti contrasti fui necessitato con Licentia del Sig.r Vicario di Aversa Francisco Antonio pacifico transorpare (sic!) lo SS.mo Sacramento nella chiesa di santo Nicola, et proprio nella chiesa della madonna del carmine in mezzo di detto casale, per la gran puzza che ni usciva dalla chiesa, fui anco costretto di frabicare tutte le sepulture non solo nella parochiale ma anco nelle altre chiese di detto luoco, atteso erano tutte piene, et fare frabicare un cimiterio grande, capace di molte megliara di persone, ma questo si fé con grande difficulda, atteso Lavevano impreso la gente particolare del popolo basso di non voler frabicare lo cemiterio, et depoi tante e tante difficulda et contrasti, et costeiune; un giorno particulare che fu li 11 Luglio in mezzo di detto luoco si busciolò (= bussolo) la sorte dove si doveva fare detto Cemiterio atteso che nesciuno voleva che si facesse nel suo quartiero; fatta orazione et recitata la Natalia della Madonna Santissima et implorato l'ajiuto di Santo Sosio et di tutti l'Altri protettori di detto luoco, uscì la bussola a Santo Ant.nio et così si andò unitamente cantando similmente la Letania della Madonna, et ivi fatta una esortazione al popolo si cominciò a dare principio al Santo Cemiterio con una divozione grande di tutto lo populo, poiché si vide che in uno subito che molti cetatini possero (sic!) molti denari, et tutte le genti portavano continuamente pietre, calge, acqua che in brevissimo tempo si perfettionò detto luoco con una Singolarissima devotione di tutto lo populo, poiché Sincome dal principio che fu prepasto detto cemiterio era da tutti abborrito come cosa odiosa, et malvista, che dicevano uniti insieme ci vonno sepelire in compagnia come cani; et dipoi fatta la bussola et sortita la sorte nel quartiero di Santo Antonio dove al presente sttà, tutte quelle persone che prima ostavano, et contradicevano, quelle furono le prime à fare et dire con portare pietre, calce, acqua et altre cose necessarie, siche come ho detto si frabico detto Cemeterio come una grande devozione di tuto lo populo, et A di 19 Luglio giorno di Mercodi la mattina verso le dieci hore havendo fatto una solenne processione con tutto lo clero, et populo, et sonate le campane a gloria Si andò a benedire detto Cemiterio con gran concorso di populo, di poi fatta una bellissima predica al populo; Si sonarono le campane a Morto perche per prima, quasi dui mesi continui, non si erano sonate; et lo primo che si sepellisce in detto cemiterio fu Domenico de pinto mastro d'Ascia (= falegname), figlio di mastro Aniello de pinto et chatarina lupulo... Si portò a sepellire al nominato cemeterio con una Solennità grande di fratelli delle congregazioni, di tutto lo clerico che erano al numero di cento persone ecclesiastice, et accompagniato da quasi tutto lo populo, et anco nel istesso (giorno) si partirono da questa vita li infrascritti 23...» e seguono i nomi.


Continua un'altra nota con la quale vengono descritte tutte le disinfezioni ed i provvedimenti sanitari, che furono adottati in Frattamaggiore dalle Autorità di allora.
Don Alessandro Biancardo cessò di vivere in Frattamaggiore il 15 Se ttembre 1678, all'età di 73 anni, pianto da tutto il popolo.
Fu sacerdote di grande umiltà e vita esemplare, prudente e fornito di dottrina e sapienza.
Venne sepolto nella chiesa di S. Sosio, della quale fu parroco dal 13 Giugno 165215 Settembre 1678.

XIV - don Giovanni Domenico de Angelis

Il decimo quarto parroco fu don Giovan-Domenico de Angelis, anch'egli nostro concittadino.
Studiò in Napoli sotto la guida di grandi scienziati e fu dottissimo.
Fu dottore in teologia ed arricchì il tempio di S. Sosio di molta suppellettile sacra, fu molto generoso verso i poveri e tutti i bisognosi.
Tenne la cura della nostra parrocchia dal 28 Dicembre 1678 al 1 ottobre 1697, nel quale giorno morì all'età di 50 anni.

XV - don Tommaso Pio De Angelis

Il decimo quinto parroco fu don Tommaso Pio De Angelis, fratello del precedente.
Egli, al pari di suo fratello, fece molti legati pii e contribuì al restauro del tempio dotandolo di opere pittoriche, di arredi sacri ed a ricordo delle opere compiute fu dipinto il suo ritratto ai piedi del quadro della predicazione di S. Sosio nel soffitto della navata centrale, purtroppo ora distrutto.
E' strano che questo parroco non abbia lasciato nel registro parrocchiale del suo tempo alcun cenno circa gli artisti, che lavorarono alla costruzione dello stupendo soffitto, per il cui abbellimento egli, come si racconta, concorse con molto denaro proprio, vendendo un suo latifondo.
Cessò di vivere in Frattamaggiore, sua città natale, il 16 Novembre 1712; era stato nominato parroco il 31 Marzo 1698.

XVI - don Carlo Fiorillo

Il decimo sesto parroco fu don Carlo Fiorillo di nobile ed illustre famiglia frattese, ma egli visse solamente pochi mesi, essendo stato a capo della chiesa dal 28 Maggio al 13 Novembre 1713.

XVII - don Tommaso Pellino

Il decimo settimo parroco fu don Tommaso Pellino da Frattamaggiore.
Egli venne prescelto per tale carica in seguito a concorso bandito dal cardinale Innico Caracciolo nel dì 30 Maggio 1714 nonostante vi fossero pressioni da parte sia del viceré di Napoli che del nipote del Papa perché la scelta cadesse su di un altro.
Nel 1731 il clero di Frattamaggiore sì rivolse al suo ordinario cardinale Firrao, per ottenere la conferma delle sue immunità ecclesiastiche già ottenute dai vescovi diocesani precedenti.
Questo parroco fu benemerito per aver continuato con zelo ed impegno l'opera dei suoi predecessori, ma soprattutto per aver apportato molte innovazioni ed arricchimenti al tempio.
Durante la sua Cura si accese un serio conflitto tra il clero e la Curia vescovile di Aversa, per cui il 29 Aprile 1736 egli venne sospeso dalla carica e fu provvisoriamente sostituito dal vicario curato don Andrea Porzio, mandato da Aversa e che tenne il governo della nostra parrocchia dal 5 Maggio 1736 al 9 Gennaio 1737.
In tale anno il Pellino venne reintegrato nella carica e vi rimase dal 12 Dicembre 1737 al 16 Dicembre 1739.
Si ignora dove si sia in seguito trasferito ed il luogo dove rese l'anima a Dio.

XVIII - don Nicola Tramontano

Il decimo ottavo parroco fu don Nicola Tramontano di illustre famiglia frattese.
Durante l'epoca del suo ministero pastorale fu fatta la « rigiolata » della chiesa, fu rammodernata la scalinata davanti la porta della chiesa, venne riattato l'altare maggiore e la balaustrata con marmi policromi pregiati e furono fatte altre importanti opere.
Nel 1753 fu benedetta nel cimitero la cappella mortuaria dei sacerdoti, ordinata dal vescovo Nicola Spinelli.
Questo parroco, compianto dall'intero popolo, morì, dopo essere rimasto venti anni in carica il 30 Novembre 1759.

XIX - don Giovanni Maria Niglio

Il decimo nono parroco fu don Giovanni Maria Niglio, il quale, dopo la sua nomina, venne accolto con molti onori, grande concorso di popolo e notevoli dimostrazioni di affetto.
Egli nell'ascendere al sacerdozio restaurò ed ampliò, nel 1753, la Cappella rurale di S. Giuliana.
Nel 1761, con l'intervento del vescovo Giovanni Battista Caracciolo, portò processionalmente la sacra Pisside dalla parrocchia di S. Sosio nella chiesa di S. Antonio.
Durante la sua Cura si verificarono parecchie agitazioni pubbliche fra le quali quella degli Eletti nel 1770 con il fine di avere due parroci, uno nella chiesa di S. Sosio e l'altro in quella di S. Antonio, ma già nel 1738 si era accesa una violenta lite giudiziaria tra gli Eletti ed il parroco per la riscossione dei diritti di battesimo, di campane e di mortorio.
Inoltre nel 1781 si ebbe una nuova strepitosa causa tra gli Eletti, il parroco nonché suo fratello ed il nipote don Andrea Biancardo, ed infine un'altra vertenza giudiziaria si ebbe nel 1785 per il diritto padronato dell'Università sul campanile, sulla chiesa parrocchiale e sulle congreghe laicali.
Questo parroco, che era stato nominato il 16 Marzo 1760, morì in Frattamaggiore il 9 Luglio 1786.
Dopo la sua morte la parrocchia di S. Sosio restò vacante per otto lunghi anni a causa della questione di scindere l'unica parrocchia in due, perché si affermava che essendo cresciuta la popolazione, ne erano aumentati i bisogni spirituali.
Vennero sequestrate le rendite parrocchiali e restò devoluto alla Corona il beneficio di S. Giuliana.
Ma nonostante le deliberazioni degli Eletti e le agitazioni del popolo e nonostante anche, in un primo tempo, il parere favorevole del Re, non se ne fece niente per l'opposizione dell'arcivescovo Nicosia e solamente il 2 Maggio 1794 venne eletto un nuovo parroco.

XX - don Gennaro Biancardo

Il ventesimo parroco fu don Gennaro Biancardo.
Egli fu a capo della chiesa di S. Sosio per ben 14 anni, durante i quali avvennero fatti notevoli e nel 1799 si verificarono le scene di orrore e di sangue della Rivoluzione partenopea.
Nel 1807 si ebbe la celebre, indimenticabile traslazione dei corpi dei SS. Severino e Sosio da Napoli a Frattamaggiore.
Questo parroco arricchì la chiesa di arredi, di oggetti sacri di argento e per sua speciale divozione fu fatto a sue spese un bell'ostensorio con una magnifica croce astile ugualmente di argento (ora purtroppo scomparsa!).
Egli resse la chiesa di S. Sosio dal 6 Settembre 1794 al 16 Luglio 1808. Il suo elogio funebre si leggeva, sino all'anno 1873, in una tavola di marmo infissa in una delle pareti della cappella dedicata a S. Vincenzo Ferreri cioè la terza a sinistra, cappella nella quale erano state sistemate in un primo tempo le reliquie dei SS. Severino e Sosio.

XXI - don Sosio Lupoli

Il ventesimo primo parroco fu don Sosio Lupoli, elevato alla dignità di parroco il 5 ottobre 1808.
Essendo stato nominato sacerdote in momenti dolorosi per la sua famiglia fece costruire, per voto suo e della madre, a proprie spese l'altare e la statua dell'Annunziata nella chiesa di S. Antonio; nel 1808 con don Nicola Rossi acquistò dal tempio di S. Luigi di Palazzo in Napoli il bellissimo altare marmoreo con la rispettiva cona e colonne per la chiesa di S. Maria delle Grazie in Frattamaggiore; inoltre col concorso dei fratelli: Mons. Arcangelo, poi arcivescovo di Salerno, e Mons. Raffaele, vescovo di Larino, istituì il Conservatorio di S. Maria del Buon Consiglio e S. Alfonso in Frattamaggiore e lo arricchì con oggetti, acquistati con denaro proprio dal soppresso monastero di S. Potito in Napoli.
Promosse opere di beneficenza nel Comune, eliminò molti inconvenienti dalle vicinanze del tempio, del quale rese dignitoso ed agevole l'accesso con una gradinata di piperno ed una bella inferriata, rimise a nuovo il pavimento e consolidò il soffitto, che minacciava di crollare.
Rivolse particolare attenzione alle condizioni del campanile e delle campane.
Difese i diritti della sua parrocchia e cercò per quanto gli fu possibile che il corpo di S. Secondiano martire, trasportato in Frattamaggiore, riposasse accanto a quelli dei SS. Severino e Sosio.
Nel 15 Gennaio 1849, dopo aver speso ben 40 anni nel ministero parrocchiale per ottenere ogni bene delle anime a lui affidate, spegnevasi questo parroco.
Il quale fu il primo che venne tumulato nel nostro cimitero pubblico.

XXII - don Carlo Lanzillo

Il ventesimo secondo nella serie dei parroci fu don Carlo Lanzillo.
Egli venne trasferito alla chiesa di S. Sosio da quella di S. Maria la Nova di Aversa.
Continuò l'opera del suo predecessore col sopprimere la « vinella » del Campanile ed apportò innovazioni all'altare del Crocifisso.
Durante la sua Cura fu reggimentato con uno speciale statuto l'adempimento delle funzioni parrocchiali e delle funzioni chiesastiche del Comune; ri-benedisse il nostro pubblico Cimitero ed in seguito anche la Chiesa madre; fece fondere le due campane minori del nostro campanile, le quali da tempo non sonavano più, perché rotte; procedette all'accet-tazione delle disposizioni testamentarie delle famiglie Niglio e Spena a favore della chiesa; restaurò gli stucchi, il tetto e la facciata del tempio; fece rifare a nuovo il pavimento di mattoni ed infine riordinò i libri parrocchiali, che giacevano abbandonati e polverosi.
Nominato il 7 Settembre 1849, cessò di vivere il 22 Settembre 1867.

XXIII - don Zaccaria del Prete

Il ventesimo terzo parroco fu don Zaccaria del Prete, maestro di chierici trattesi, dottore in teologia.
Egli apparentemente di maniere ruvide fu di animo sensibile e di cuore affettuoso, per cui si adoperò a portare sempre e dovunque la pace ed il timore di Dio.
Grazie alla sua costante attività cessarono molti scandali e vennero eliminate molte irregolarità.
Cercò di richiamare il clero ai suoi più stretti doveri e sostenne la tesi che i corpi dei SS. Sosio e Severino non dovevano essere rimossi dal loro posto primitivo (cappella di S. Vincenzo), ma ciò gli procurò delle inimicizie.
Fu durante la sua Cura che nella mente di persone interessate si incominciò a ventilare il disegno di abbattere il tempio di S. Sasio ma egli vi si oppose con tutte le sue forze; vinse anche una lunga causa contro la congrega di S. Sosio, la quale voleva impadronirsi degli oggetti appartenenti al Patrono.
Nell'anno 1873, essendosi scatenate nella nostra città tra opposte fazioni municipali ire violente, fu lui che con la sua parola riconciliò le parti e si deve a lui se molte disgrazie e guai vennero scongiurati.
Costituito stabilmente il nostro Ospedale di Pardinola don Zaccaria Del Prete offrì lire 50 annue della sua congrua parrocchiale per il cappellano del pio luogo ed in seguito sentendosi prossimo alla morte diede il mirabile esempio di chiamare erede di tutti i suoi beni l'istesso Ospedale, cessati che fossero di vivere i suoi eredi naturali.
Fino agli ultimi giorni della vita, sebbene vecchio e quasi cadente, non mancò mai di adempiere ai doveri del suo ministero ed il popolo accorreva numeroso, specie nei giorni festivi, ad ascoltare la sua parola, con la quale stigmatizzava il vizio e richiamava i suoi figliani all'osservanza dei propri doveri e soprattutto al rispetto della religione e delle leggi.
Eletto l'11 Novembre 1867 si spense, carico di anni e di virtù e compianto dall'intero suo popolo, il giorno 8 Settembre 1886.

XXIV - don Michele Arcangelo Lupoli

Nacque in Frattamaggiore il 28 Gennaio 1835 dal Dott. Giuseppe e da Francesca Niglio.
Visse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente familiare nobile per censo e per sapere e fu educato al culto della religione, della verità e del patriottismo.
Ancora in giovan età fu allogato nel seminario vescovile di Aversa, il quale era allora un centro luminoso di studi e di cultura ed ivi, in quelle aule « pietati et musis sacras », affinò e consolidò le sue cognizioni, studiando con amore ed impegno i classici sia latini che italiani.
Nel 1858 fu consacrato sacerdote, nel 1886 fu nominato economo di Frattaminore ed il 3 Giugno 1887 fu, in seguito a concorso, eletto parroco.
Stette a capo della parrocchia di S. Sosio per 18 anni, durante i quali fu pastore e padre di tutti, sempre sollecito nel soccorrere i bisognosi, nel confortare i tribolati, nel sollevare gli infermi.
Disinteressato, anzi prodigo del suo, erogò notevoli somme per i restauri ed abbellimenti della chiesa parrocchiale, sostenendo, coadiuvato in parte dal Municipio e dai fedeli, le spese giornaliere per i lavori durati senza interruzione ben tre anni e mezzo.
Fece fondere a nuovo la campana maggiore, fece rifare il grandioso organo strumentale, fece restaurare il bellissimo soffitto con i meravigliosi dipinti, soffitto purtroppo distrutto dall'incendio del 29 Novembre 1945. Promosse la divozione dei mesi di Maggio e di Giugno sacri a Maria ed al Cuore di Gesù, rese più solenni le feste del Natale, della Pasqua, della Pentecoste e del Corpus Domini ed in particolare quella del patrono S. Sosio, nonché di quelle di S. Giuliana e S. Severino.
Per quest'ultimo ebbe un lungo carteggio con Mons. Carlo Jerenich di Vienna, il quale reclamava assolutamente le ossa del santo abate, che egli non volle cedere, per non privare la nostra città della protezione di questo grande taumaturgo.
Nel 1892 mentre egli era parroco si mise mano alla costruzione del Cappellone di S. Sosio.
Amò i giovani specialmente quelli studiosi e li aiutò spronandoli sempre sulla via del bene con consigli, assistenza e talvolta anche con larghi soccorsi in denaro.
Scrisse molto con stile facile e forbito, dettò epigrafi sia in latino che in italiano, veramente magnifiche per concisione, chiarezza e precisione di dati e di notizie.
Oratore eloquente tenne discorsi e panegirici, che vennero « plauditi anche dai più parchi lodatori ».
Durante il periodo della sua Cura si accesero in Frattamaggiore aspre, violente lotte municipali tra il gruppo della famiglia Muti e quello capeggiato dalla famiglia D'Ambrosio per la conquista del Comune.
La chiesa di S. Sosio si trovava allora in precarie condizioni e già vi era stata una delibera comunale con la quale si prospettava la necessità di abbatterla (26), per ricostruirla altrove.
Questo era il pretesto cui si aggiungeva l'altro di voler creare un'ampia piazza al centro della città, ma la ragione vera era quella di liberare il fabbricato di proprietà Muti dalla mole della chiesa, che gli si erge davanti.
Fortuna volle che la competizione fu vinta dalla famiglia D'Ambrosio (per 23 voti!), per cui si mise subito mano ad un radicale profondo restauro della chiesa con sostanziale concorso del parroco, come può rilevarsi dalla seguente iscrizione:


CON INGENTI SOMME DEL COMUNE
IL CAV. FRANCESCO D'AMBROSIO
SINDACO
E CON QUANTO POTÈ DEL SUO E DELLA PARROCCHIA
ARCANGELO LUPOLI
PARROCO
SALVARONO ED ABBELLIRONO QUESTA CASA A DIO
QUESTO MONUMENTO ALLA PATRIA
31 MAGGIO 1894.


Il parroco A. Lupoli anima semplice, mite, volta ad ogni opera di bene, fu in seguito molto osteggiato sia da qualche tronfio monsignore per invidia e gelosia, sia da altri che, toccati nei loro obliqui interessi, aizzarono contro di lui una canea di individui prezzolati ed irriconoscenti.
Tali fatti colpirono fortemente il cuore del buon parroco ed intossicarono la sua esistenza sino al punto che, in un momento di grande sconforto ed intensa tristezza, compose, come protesta verso la condotta indegna ed indecorosa contro la sua persona, la seguente epigrafe per la sua tomba:


È QUI SEPOLTO
ARCANGELO LUPOLI
CHE FU PER MOLT'ANNI PARROCO
A FRATTAMAGGIORE
SUA TERRA NATALE.
ACCOLTO CON FRENESIA VENNE RIGETTATO CON DISDEGNO
DA PARECCHI SUOI FIGLIANI.
ALL'ACCOGLIENZA NON INVANÌ, NON SI ABBATTÈ NELL'ABBANDONO
INTENTO SOLO A CONSEGUIRE UN BENE
CHE IL MONDO ED I TEMPI
REPUTAVANO STOLTEZZA
MORÌ...


Già in preda ad acciacchi, colpito da breve, grave malore, passò nel regno dei giusti il 27 agosto 1905.

XXV - don Davide De Martino

Nacque il 29 ottobre 1857 in S. Antimo.
Fu parroco della chiesa di S. Sosio dal 1906 al 1917, nel quale anno lasciò quasi improvvisamente la carica, perché fortemente amareggiato da una violenta, indiscriminata lotta, scatenatagli contro, specialmente dai preti.
Nel 1932 fu nominato canonico della cattedrale di Aversa dall'arcivescovo Cesarano ed in seguito decano del Capitolo e poi anche Vicario generale della diocesi di Aversa.
Morì in S. Antimo il 7 Luglio 1941.

XXVI - Mons Raffaele De Biase

Nacque in S. Antimo il 30 Giugno 1873.
Con bolla vescovile del 1 Marzo 1919 fu nominato parroco della chiesa di S. Sosio e vi restò sino al 1948.
Durante la sua Cura scoppiò il furioso incendio, che devastò la nostra chiesa.
Morì in Napoli il 20 Febbraio 1949.

XXVI - don Giovanni Vergara

Nacque in Frattamaggiore il 24 Febbraio 1908.
Fu nominato parroco nel 1948 e morì quasi improvvisamente il 12 ottorbe 1968.
Compose due volumetti di versi: «I testimoni del Signore» e « Minerva » ed una monografia « S. Sosio e Frattamaggiore ».
Fu un bravo sacerdote.

XXVIII - don Angelo Perrotta

Dal 24 Novembre 1968 (n.d.r. e fino al 1999) è parroco della chiesa di S. Sosio don Angelo Perrotta.

(n.d.r.)

XXIX - don Sossio ROSSI

Dal 1999 è parroco della chiesa di S. Sosio Don Sossio ROSSI


IL CAMPANILE


La costruzione del campanile della chiesa di S. Sosio venne iniziata nel 1546(27). Essa dovette essere interrotta e fu completata solamente nell'anno 1598 come si leggeva nella seguente lapide marmorea, la quale era sormontata dallo stemma dell'Università (28) di Frattamaggiore


D. O. M. EIUSQUE IMP. PARENTI ANGELORUM REGINAE
A SS. NOSTRIS DEFENSORIBUS
SOSIO, JOANNI BAPT., NICOLAO, JULIANAE
PRAESIDENTIBUS MM. PROCERIBUS NOSTRIS
ANDREA BIANCARDO ET JOANNE GIANGRANDE
COMMUNI AERE FACTUM
AN. AB ORBE REDEMPTO MDXCVIII


A Dio Ottimo Massimo ed alla Madre Immacolata Regina degli angeli ed ai nostri SS. Protettori Sosio, Giovanni Battista, Nicola, Giuliana presenti i nostri maggiori antenati Andrea Biancardo e Giovanni Giangrande fatto col denaro comune nell'anno del mondo redento 1598.


Nel corso dei secoli il campanile ha avuto spesso bisogno di riparazioni. Le prime di esse risalgono al 1610; negli anni 1646-1647 si dovettero eseguire altre riparazioni ed il parroco pro tempore (don Andrea della Torre) si rifiutò di contribuire al pagamento delle stesse, adducendo il pretesto che le campane erano degli Eletti e del popolo.
Nel 1698 il campanile fu quasi distrutto in seguito ad un terremoto, venne fatto riedificare dall'Università frattese; più tardi, per la caduta di un fulmine, subì nuovamente gravi lesioni e fu « reso inhabile di sonarsi le campane a stesa ». In tali precarie condizioni rimase sino al 1727, anno in cui l'Università si decise ad affrontare una nuova spesa come dalla seguente iscrizione, che venne dettata dal famoso poeta Niccolo Capasso:


CAMPANARIAM TURRIM
MALE PRIMITUS MATERIATAM
VETUSTATE INSUPER RUINOSAM
DD. HADRIANI ULLOA CALA
LAURIENTIUM DUCIS
REGII A LATERE CONSILIARI
DELEGATIQUE SOLERTISSIMI
ANTONIUS TRAMONTANUS
PETRUS PARRETTA
GUBERNATORES MUNICIPII
RESTITUERUNT.
A.D. MDCCXXVIII.


Questa torre cama rovinosa per vecchiaia per parere di don Adriano Ulloa Cala duca di Lauria regio consigliere a latere e delegato solertissimo, Antonio Tramontano Pietro Parretta amministratori comunali restaurarono. Nell'anno del Signore 1728.



Nel 1870 furono eseguite nuove costose opere per rafforzare il campanile ed i lavori vennero affidati all'Ing.re Filippo Botta.
Nel 1871 la Giunta comunale « formulò una tariffa, a fine di riaversi le ingenti spese sopportate », ma il Comune non riuscì ad ottenere nulla.
Il 26 novembre 1904, alle ore quindici circa, un fulmine si abbattette sul Campanile rovinando in malo modo la cuspide terminale ed il corpo ottagonale di fabbrica sottostante, per cui fu necessario demolire le parti pericolanti a mezzo pompieri muniti di scale aeree.
Però solamente negli anni 1919-1920 vennero completati i lavori.
Attualmente il campanile si presenta di forma rettangolare, è costituito da quattro ordini di fabbriche sovrapposte ed è sormontato da una cuspide rivestita di mattonelle maiolicate.
Misura dal piano stradale alla punta m. 39,65.
Possiede tre campane, le quali si trovano a venti metri di altezza. Sulla più grande si legge la seguente iscrizione:


EXAUDI, DOMINE, VOCEM
ORATIONIS MEAE † SANCTUS
DEUS, SANCTUS FORTIS, SANCTUS
IMMORTALIS. MISERERE NOBIS.
A.D. MDCCC.
TEMPORE PIETRO GIORDANO ET
BARTOLOMEO DENTE
HOC OPUS JOANNES GARZIA
FECIT.


Esaudisci, o Signore, la voce della mia orazione † Santo Iddio, Santo forte, Santo immortale, abbi misericordia di noi, nell'anno del Signore 1800. Essendo Pietro Giordano e Bartolomeo Dente (Eletti) Giovanni Garzia fece questa opera.


Sulla seconda campana si osservano tre santi in rilievo: al centro vi è S. Sosio sotto il quale si legge: Diac, et M. Misenat; a sinistra si vede S. Severino sotto il quale sta inciso: S. Severinus Noric Apostol; a destra infine si nota S. Giuliana a pie' della quale si legge: S. Juliana V. et M. Nicomed. Su questa campana è incisa la seguente iscrizione:


ANTIQUO AERE ADHIBITO NOVOQUE ADIECTO
CAMPANAM HANC
AD ANNUNCIANDUM INFANTUM AD SACRAM CONCIONEM
CONVOCANDUM
ARCHANGELUS PAROCHUS LUPOLI
SUIS EXPENSIS
DE NOVO FUNDANDAM CURAVIT
ANNO DOMINI MDCCCLXXXIX
SALVATOR NOBILIONE FECIT.


Con l'antico bronzo adoperato e col nuovo aggiunto questa campana ad annunziare i bambini rinati per mezzo del battesimo ed il popolo a convocarsi per la sacra assemblea il parroco Arcangelo Lupoli curò far fondere di nuovo, nell'anno del Signore 1889. Salvatore Nobilione fece.


Sulla terza campana si legge:


CAMPANA
EFFRACTA METALLO
ANNUNTIANDO SE FUIT
HAC DENUO CONFLATA
† SUMPTIBUS PAROCHIA
ANN. REP. SAL. MDCCCLIX
PAROCHO CAROLO LANZILLO
AGNELLO ROSSI SYNDICO
PHILIPPUS RUSSI FUSOR


Questa campana logorata per il lungo uso si spezzò, con quel metallo ne fu fatta una seconda a spese della Parrocchia nell'anno del Signore 1769 essendo parroco Carlo Lanzillo, sindaco Agnello Rossi e Filippo Rossi, fonditore.


All'estremità superiore del campanile di S. Sosio c'è una palla di rame con una placca di ottone. Detta palla pesa kg. 44,500 e fu costruita da Granata Francesco di Frattamaggiore, costò lire 1129 e fu posta alla sommità del campanile il 13 Settembre 1919.



(1) Per tale ragione la Chiesa di S. Sosio martire veniva nel 1902 dichiarata, con Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione, monumento nazionale.
(2) Il portale di travertino fu costruito a spese del Sac. Sabbatino Fuscone, come si rileva dalla seguente iscrizione, incisa innanzi allo scalino di entrata nella chiesa: « Sabbatini Fuscone Aere Factum, A.D. MDLXIIII»; sotto l'architrave si legge « A.S. MDLXIV » inoltre vi si osserva un tondo con l'effige di un agnello e croce a rilievo ed indi: « Mensis Marcii ». Questo portale, costituito da due colonne finemente lavorate, rimase incompiuto nella parte superiore, perchè il Fuscone, sacerdote ricco per censo e degno di stima, pare che, essendo rimasta la Chiesa vacante per la morte del parroco don Fabiano Capasso, aspirasse lui a succedergli, ma essendo caduta la scelta su D. Giulio Lettiero o De Litteriis, egli deluso si sia disinteressato di ogni cosa.
(3) Il Can.co Giordano a pag. 168 delle sue « Memorie istoriche di Frattamaggiore » afferma che prima di quella attuale esisteva un'altra chiesa ed in un altro sito della città. Ciò è verosimile per le esigenze del culto dei fedeli di allora, ma egli non porta alcun documento in ap poggio a tale asserzione.
(4) Dei capitelli se ne è salvato in parte solamente uno ed è costituito da una specie di girasole in rilievo. Però esso non è visibile, es sendo nascosto nella fabbrica della parte iniziale dell'arco maggiore, a parte destra di chi guarda.
(5) È erronea quindi la nota che si trova nel libro XIII dei Battezzati, la quale dice testualmente: « Questa chiesa fu fatta nel 1522, poi è stata modernata nel 1790 »...
(6) Dal latino laudinium cioè somma di denaro che si versa da chi riceve una enfiteusi e simili.
(7) È noto come durante la dominazione spagnola la Corte di Madrid, sia per gli oneri derivanti dalle guerre che per il lusso sfrenato, ordinò di vendere parecchi « casali » e fece espropriare i beni di molte chiese.
(8) Il musaico eseguito dall'omonima scuola del Vaticano su cartoni del pittore Gaudenzi è bello ma è troppo moderno, per cui stona un poco con il resto della chiesa.
(9) Questo fonte venne ridotto nella forma attuale dal parroco don Cesare Cesaro, come si legge nella seguente nota del voli. III dei bat tezzati della Parrocchia di S. Sosio: « Fons traslatus, Anno Domìni 1604. Die 4 mensis Xbris fons baptisimalis redactus est ad formam pre- scriptam cum discrimine in medio pede ac base, ut aqua, quae fluit a capite baptizati, possit descendere subtus terram, et ad latus sini- strum a destro ab ingressu ecclesiae traslatus fuit ». Traduzione: Fonte battesimale trasferito. Nell'anno del Signore 1604 il giorno 4 Dicembre il fonte battesimale fu trasformato secondo il modello prescritto con una divisione posta a metà della base, affinchè l'acqua che scorre dalla testa di chi viene battezzato possa scendere sotto terra. Fu dal lato destro dell'ingresso della chiesa trasferito al lato sinistro.
(10) Quindi assolutamente arbitrario e persino offensivo quanto scrisse Mons. Gennaro Aspreno Galante a pag. 211 della sua «Guida Sacra di Napoli »: « ... sotto questo altare riposavano i corpi dei SS. Se-verino e Sosio involati e trasferiti a Frattamaggiore nel 1807, epoca assai funesta per la Chiesa superiore ed inferiore di S. Severino, quando, espulsi i benedettini, si fecero in essa trasformazioni ed innumerevoli ruberie ». Gli rispose Arcangelo Lupoli, prete frattese (ed in seguito parroco) con una dotta monografia (molto lodata anche dalla « Civiltà Cattolica » pag. 610, quaderno 701 vol. X), monografia dal titolo: « Al Clero e al popolo di Frattamaggiore una rimembranza del 1807 » pubblicata nell'anno 1870 dalla Tipografia degli Accattoncelli in Napoli, nella quale è dimostrato che i frattesi agirono da galantuomini e con il crisma della più completa legalità.
(11) Il trasporto avvenne per Cardito, perché l'attuale Via Rettifilo di accesso a Napoli allora non era stata costruita e la via, che prima si chiamava Via Cardito, fu in ricordo del fausto avvenimento denominata: Via XXXI Maggio.
(12) Nell'anno 1807 la festa del «Corpus Domini» venne a cadere proprio nel giorno 28 Maggio; all'arrivo delle reliquie in Fratta ricorreva l'ottava, la quale escludeva qualsiasi altra festività.
(13) Dal «Diario» di un concittadino anonimo.
(14) In origine la nomina del Sindaco avveniva in tutti i Comuni mediante Decreto reale, abbastanza più tardi e cioè dal 1889 il Sindaco divenne elettivo e solamente per i Comuni più importanti (capoluoghi di provincia o con popolazione superiore ai 10.000 abitanti). Nel 1898 fu abolita la nomina ed il principio elettivo fu esteso a tutti i Comuni.
(15) Dal «Diario» di un concittadino anonimo, innanzi cennato
(16) Cioè da Napoli che era allora Capitale del Regno.
(17) I decurioni erano i componenti del Consiglio comunale
(18) Con sua sentenza del 28 novembre 1810 il Giudice di pace di Frattamaggiore condannò il parroco Sosio Lupoli a ripristinare l'antica cassetta nel primitivo luogo, dove era situata, e decretò che l'amministrazione della stessa doveva essere tenuta esclusivamente dagli Amministratori. In pari tempo obbligava il parroco a prestare giuramento nelle mani del Vicario foraneo sulla somma trovata nella cassetta, e dar conto dell'uso fattone, esibendone documento in Cancelleria. Incredibile ma vero!
(19) Mons. Gennaro Aspreno Galante, insigne archeologo, dopo l'increscioso incidente del trasporto dei corpi santi in Frattamaggiore divenne amicissimo dei Lupoli
(20) «L'illustrazione Popolare» di Milano vol. XXIX n. 15 così scriveva: « E' uno dei suoi quadri (del Maldarelli) meglio riuscito e che conferma la sua bella reputazione. La disposizione ne è pittoresca, il colore robusto e la luce è calcolatamente distribuita in quel fondo di sotterraneo, mentre una grande aria di divozione domina tutta la scena ».
(21) Da DE ROSSI: Inscriptiones Christianae antiquae urbis Romae vol. II, pag. 224_225. Il carme di papa Simmaco è il più antico documento, che noi possediamo circa il martirio di S. Sosio e compagni; per il difficile problema agiografico poi che esso solleva intorno alla figura del vescovo di Miseno e l'affermazione che « S. Sosio affronta la morte per salvare la vita del suo vescovo » per chi volesse saperne di più consulti:
      1) Can.co DOMENICO MALLARDO: S. Gennaro e Compagni nei più antichi testi e monumenti. Ed. Arti Grafiche a. 1940.
     2) Mons. GASPARE CINQUE: Le glorie di S. Sosio levita e martire, a. 1965.
     3 Dott. PASOUALE FERRO: L'epigrafe di papa Simmaco ed il culto di S. Sosio, in « Rassegna Storica dei Comuni diretta dal Prof. S. Capasso fascicolo n. 2 e 3. a. 1971 ».
(22) È doveroso ricordare che il primo ed il solo che con pazienza non comune riuscì a rintracciare i nomi dei diversi parroci e li rese noti, pubblicando al riguardo una monografia, fu il padre dello scrivente: Dott. FLORINDO FERRO: « Memorie storiche della Chiesa Parrocchiale di Frattamaggiore ». Aversa, Stabilimento Tipografico Vincenzo Torno. 1894.
(23) Líber Baptiz ab anno 1595. — «Año nativitate doñi nos. Ihesu xpri 1559 die vero 19 mensis, p. illustrissimo et reverendissimum dominum... balduinum episcopum aversanum ordinatu fuit ut (om) nes pueri battiezandi scriberentur nomina et cognomina eor. Et patres simul et matres. Et simul ostetrici-bus in ipso uno tenore p. me dominum Fabiano Capassu principiatu ». Traduzione: (Libro dei battezzati dell'anno 1559) Nell'anno del Signore 1559 il giorno 19 Dicembre il vescovo di Aversa Balduino (De Balduinis) ordinó che fossero registrati i nomi e cognomi di tutti i bambini che venivano battezzati e parimenti i nomi dei genitori e delle ostetriche. Il registro fu iniziato da me Fabiano Capasso, parroco.
(24) Ad lectorem. — «Eu tibi studiose Lector, novus in Liber quo omn es iuxta annos, menses atq. dies, qui oppidi huius fr actae maioris obdormiunt in duo Annotantur: a c in divi Sosij parr.li ecc.a ditti oppidi sepelínuntur, propria manu factus mei Donni Julij dei Licteriìs p.tae ecc.a capp.ni in quo annotare volui, hac vita defunctos ab anno 1560 licet cappellanus ab anno fuerunt 1564 eorumq. vero nomina et cognomina transactis obiturum annis ... ». Traduzione: (Al lettore) Caro lettore, in questo libro si trovano annotati in stretto ordine cronologico tutti i morti di questa città, separatamente maschi e femine, seppelliti nella chiesa parrocchiale dì S. Sosio. Il registro fu incominciato dal parroco D. Giulio de Litteris. Precedentemente cioè dal 1560 venivano segnati solo i nomi ed i cognomi, dal 1564 poi vi furono aggiunti giorno, mese ed anno.
(25) La rappresentazione dei « Misteri » viene descritta nel capitolo, che segue: « Le feste religiose popolari in Frattamaggiore ».
(26) L'idea di abbattere chiese è stata un poco il pallino di alcuni trattesi; ciò è stato tentato nuovamente dopo l'incendio del 1945 per la chiesa di S. Sosio, come per quella di S. Antonio, come riferisco altrove, sempre con il pretesto di costruire piazze.
(27) Difatti nella « Cronica » di don Hieronimo de Spenis, la quale si conserva nella « Sezione Manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli » si legge: « Die XX mensis Januarii 1546 in di de S.to Sebastiano io et notaro Pompilio et multi altri andàimo ad scavar certi cantoni de petre per lo Campanaro a la terra grane de Ang.llo de Spenis, dove si dice ad Pantano, et Uà scavàndono fra detti Cantoni et Zavorre nce trovàìmo trenta quattro serpi di più sciorte et tutti li amazdimo. « Die XII mensis Febri 1546 in Frattamagiore de venerdì, che se incomenzò ad fabbricar lo Campanaro de la Ecclesia de S.to Sosio da la pianezza de terra in su, dove era mastro de Ecclesia notaro Pompilio Biancardi e M.r Luca de Pattis »
(28) « Per intelligenza del lettore sarà bene chiarire che anticamente il Municipio si chiamava Università (universitas incolarum da non confondere con l'universitas studiorum) e le Autorità comunali: Eletti (in numero di due) ed il decurionato. Quando essi si riunivano per deliberare, si riunivano « ad sonum campanae » per cui il Campanile aveva, sin dal 1700, due porte di accesso: una laterale verso la chiesa di S. Sosio e l'altra verso la piazza (detta Largo di S. Sosio) per uso degli Eletti, ai quali venivano perciò date anche le chiavi, che, ogni anno, erano consegnate a quelli che si succedevano in tale carica.


Fonte: FRATTAMAGGIORE SACRA
libro di Pasquale Ferro
pubblicato nel 1974


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