Chiese

 

LA CAPPELLA RURALE DI S. GIULIANA
E LA PARROCCHIA DI S. ROCCO


LA CAPPELLA RURALE DI S. GIULIANA


Per la cappella di S. Giuliana, che sorgeva alla periferia di Frattamaggiore ed ora completamente distrutta, vale la pena di riportare qualche memoria.
La cappella (1) dovette sorgere verso il 1400 e circa la sua erezione vi è una graziosa leggenda più o meno comune ad altri luoghi sacri.
Difatti si narra che in tempi antichi un denaroso contadino si trovava in un caldo giorno di estate intento ai lavori dei campi in un fondo di sua proprietà. Egli aveva con sè una figliuola, la quale nelle ore della canicola si pose a riposare al fresco in aperta campagna. Durante il sonno apparve a questa ragazza, che aveva la madre gravemente ammalata, una leggiadrissima fanciulla, la quale la rassicurò circa la guarigione della madre e le raccomandò di riferire che essa era Giuliana, martire per la fede in Cristo, e che desiderava che in quel punto venisse innalzata una cappella in suo onore.
La ragazza narrò il fatto al padre, ma questi non prestò fede alle sue parole; senonchè nel giorno seguente si rinnovò la stessa apparizione in sogno alla ragazza, ma nemmeno questa volta il padre vi prestò fede; essendosi ripetuto il fatto per il terzo giorno, l'uomo finì per prendere sul serio la cosa e consigliatosi con alcuni parenti ed amici decise di edificare un tempio in onore di S. Giuliana.
Ma invece di scegliere il posto indicato dalla santa, scelse un altro posto vicino ed in questo luogo incominciò a trasportare calcina, pietre e quant'altro poteva servire per la costruzione, senonchè con sorpresa e stupore di tutti si osservò nel mattino seguente che il materiale edile era stato tolto dal luogo primitivo ed era stato trasportato nel punto indicato dalla santa.
Questa la leggenda.
Sarà opportuno ricordare che il culto e la divozione per S. Giuliana, vergine di Cuma, sono molto antichi in Frattamaggiore e che questa santa fa parte dei quattro protettori della città. Si crede che il fondatore della cappella in parola sia stato Santolo Stanzione, il quale la dotò per il suo mantenimento di molti terreni, ad essa circostanti.
La cappella era preceduta da un piccolo portico coperto e sulla porta di ingresso vi era una bella pittura ad affresco del decimo sesto secolo, la quale rappresentava la Madonna del Carmine, in alto, con S. Girolamo a destra e S. Giuliana a sinistra. Entrando nella cappella si osservava una magnifica pila di marmo, contenente l'acqua santa e sul bordo di essa la scritta:


DICATUM TEMPLUM DIVAE
JULIANAE FRACTAE MAJORIS MDXXX


Nel fondo dell'abside vi era un altare con sopra la figura della Vergine, la cui testa era avvolta in un nimbo rilucente, ed aveva ai lati S. Giuliana e S. Sosio.
Inoltre si notava anche un altare di legno dorato che si vuole fosse appartenuto alla parrocchia di S. Sosio ed infine su di una delle pareti laterali si ammirava un altro affresco rappresentante S. Maria di Ognibene del XVI secolo.
La cappella di S. Giuliana fu tenuta in onore e con decoro per molti anni, ma in seguito venne abbandonata, per cui il suolo adiacente sprofondò e si coprì qua e là di rovi e di ortiche.
Rimase in tale abbandono sino a che don Giovanni Niglio in occasione della sua ascesa al sacerdozio, la ristorò dalle rovine nel 1754.
Nel 1799 i fondi di questa cappella, come quelli di tanti altri luoghi pii, vennero incamerati dal Governo di allora, per cui i Niglio se, li censirono pagando il censo fino al 1860, epoca nella quale se li affrancarono. Pertanto questa cappella restò di diritto padronato della famiglia Niglio, estintasi questa, passò alla famiglia Iadicicco ed infine alla famiglia Fontana.
Solamente in seguito la cappella di S. Giuliana fu detta anche di S. Rocco, perché fin dai primi anni del 1800 invalse l'abitudine di trasportare in essa la statua di S. Rocco e di farvela restare alcuni giorni a cominciare dalla notte sul 15 Agosto, notte che il popolo passava in bianco per le strade (e detta perciò volgarmente la nottata) forse anche a causa del gran caldo, abbandonandosi all'allegria e consumando largamente frutta e cibarie.
Distrutta la cappella di S. Giuliana si pensò di erigere la bella chiesa di S. Rocco, la quale è, attualmente, una delle parrocchie della città.


LA PARROCCHIA DI S. ROCCO


Il 20 Agosto del 1899 con una grande festa di popolo tra gli squilli della banda comunale e rombo di petardi fu posta la prima pietra della costruenda chiesa di S. Rocco (2).
Tale avvenimento fu consacrato nella seguente epigrafe, che, riportata su di una pergamena e chiusa in un astuccio di zinco, venne deposta nelle fondamenta:


LAPIDEM HUNC
QUI
ANTEQUAM IPSA IACERENTUR FUNDAMENTA
PATRONI IN LUEM PRAESENTISSIMI
SUMPTU FRACTENSIS POPULI TEMPLUM
SUPERSTRUERETUR
HOCCE IN LOCO POSITUS DELITESCIT
ILLUSTRISSIMUS AC REVERENDISSIMUS DOMINUS
FRANCISCUS VENTO
EPISCOPUS AVERSANUS
XIII KAL. SEPT. A.R.S. MDCCCLXXXXVIII
SOLENNI RITU MAGNOQUE CIVIUM CONSENSU
CONSECRAVIT.


QUOD MAJOR TIBI FRACTA SACRAT, SANCTISSIME ROCHE,
STET TEMPLUM: AC DURET, QUEM TIBI REDDIT, HONOS,
DONEC AB EXTREMO TELLUS CONSUMITUR IGNI
ET REDDIT ANTIQUOS HIC LAPIS IN CINERES! (3)


L'illustre e Rev.mo Mons. Francesco Vento vescovo di Aversa il 20 Settembre 1898 con rito solenne e la presenza di largo stuolo di popolo benedisse la prima pietra, che rimane in questo luogo. Subito dopo, a spese pubbliche, furono gettate le fondamenta e fu costruito il tempio di S. Rocco potente protettore contro la peste.


Il tempio che o S. Rocco ti consacra la tua Frattamaggiore duri, insieme all'onore che il tuo popolo ti tributa, fino a che la terra sarà distrutta dall'ultimo fuoco e questa pietra ritorni nell'antica polvere!



Ma l'entusiasmo passa presto e dopo due soli mesi da che si era costituito il Comitato per raccogliere le offerte dei fedeli per la erezione della nuova chiesa, tutti i membri si stancarono e l'unico che rimase sulla breccia fu il Cav. Ignazio Muti.
Il quale, con una volontà veramente ferrea, girò quasi tutti i giorni per le diverse strade della città per chiedere, specialmente al popolo dei più umili lavoratori, l'obolo di un soldo alla settimana fra i circa duemila iscritti, dei quali imparò prodigiosamente a memoria i nomi.
Inoltre fece economie sulle feste annuali, riservando per la chiesa circa due mila lire sulle cinquemila, che si raccoglievano ogni anno.
Ottenne dal Municipio anche un concorso straordinario di lire cinquemila, pagabili in cinque anni.
Così furono iniziati i lavori.
La parrocchia di S. Rocco presenta forma circolare a guisa di Pantheon, come la chiesa di S. Francesco di Paola in Napoli. L'area, sulla quale sorge, ed accessorii misura quarte due e passi cinquanta (pari ad are 8 e centiare 66).
Il prospetto della chiesa è formato da due torrette laterali di stile moresco, a tre ordini, di forma quadrata, sormontate da cuspidi; la torretta di sinistra serve da campanile.
La campana maggiore venne donata dalla Cassa Popolare Cooperativa di Frattamaggiore (già Banca di S. Rocco) per solennizzare il venticinquesimo della sua fondazione.
La campana piccola, fusa nel 1918, fu rifusa nel 1923 con pubbliche offerte.
La parte centrale del prospetto, formante avancorpo, è costituita da due pilastri di ordine ionico, i quali sostengono il frontone di coronamento, che sovrasta tre vani arcati, ai lati dell'ingresso vi sono altri due pilastri e due colonne più piccole di ordine composito.
Sulla porta di ingresso in un'apposita lunetta vi è un affresco, ora invero abbastanza sbiadito, del prof. Paolo Vetri, rappresentante S. Rocco nel bosco di Piacenza.
Sulla facciata del campanile a parte sinistra è murata la seguente lapide:


PARROCCHIA DI S. ROCCO
RESCRITTO S. CONGREGAZIONE DEL CONCILIO 26 FEBBRAIO 1919
BOLLA VESCOVILE 18 GIUGNO 1919 DECRETO REGIO 7
DICEMBRE 1919.


A parte destra poi vi è un'altra lapide, la quale dice:


IN RICORDO DEL SESTO CENTENARIO DI S. ROCCO
IL POPOLO DI FRATTAMAGGIORE
CON L'ORGANO, LA FACCIATA, IL CANCELLO
COMPLETAVA QUESTA NUOVA CHIESA
E LA FACEVA CONSACRARE
IL 13 AGOSTO 1927.


Innanzi alla facciata vi è un ampio pianerottolo, al quale si accede mediante una grande scalinata di cinque gradoni di pietra vulcanica. La scalinata si presenta abbellita da un artistico cancello di ferro, opera della Ditta Enrico Treichler di Napoli.
La larghezza della chiesa tra muro e muro è di m. 21,5; la lunghezza dalla soglia all'abside è di m. 28.
Le fondamenta presentano ben nove metri di profondità e tre di spessore e sono in calcestruzzo e tufo.
Sulle fondamenta si elevano otto maestosi pilastri di ordine corinzio, simmetricamente disposti, con soprastante artistico cornicione.
Entro i detti pilastri vi sono quattro nicchie con colossali statue in cartapesta dei quattro Evangelisti.
Al di sopra del cornicione si eleva il tamburo, alto m. 5,50, di sostegno alla calotta (cupola), in giro al quale si vedono angeli alati in pio atteggiamento. La cupola è decorata da appositi cassettoni, artisticamente scorniciati, e presenta al centro, in alto, un lanternino di ferro e cristalli del diametro di metri quattro, attraverso il quale si irradia luce abbondante.
Gli otto pilastri sono uniti fra loro da quattro arditi archi, che secondano dolcemente la curva della forma circolare della chiesa.
Il tempio è preceduto da un ampio vestibolo coperto a volta, nella cui verticale vi è la cantoria con un magnifico organo plurifonico, costruito dalla Ditta Tamburini di Crema.
A sinistra di chi entra, vi è il fonte battesimale di marmo bianco di Carrara e di marmo giallo di Siena a forma di piramide ottagonale con cornici ed ornamenti ed una faccia, che serve di apertura.
Vi sono anche cappelle laterali, delimitate da pilastri e dagli arconi soprastanti.
L'altare a destra è tutto di marmo bianco e colorato con una balaustrata marmorea ed è dedicato a S. Maria del Suffragio, della quale si osserva un delicato dipinto dovuto al Prof. Paolo Vetri.
Quello a sinistra è dedicato al Sacro Cuore e vi si ammira un mirabile quadro, raffigurante l'estasi di S. Margherita Alacoque all'apparizione di Gesù; anche questo secondo quadro è dovuto al pennello del Prof. Paolo Vetri.
Di fronte è situato l'abside di forma semi-circolare e vi è l'altare maggiore, illuminato da un apposito lanternino. Al di sopra dell'altare si eleva un ricco tempietto sostenuto da quattro colonne di marmo, nel centro del quale si trova una nicchia con la statua di S. Rocco (4).
Il pavimento è tutto di marmo con grandi lastre concentriche digradanti verso il centro, in corrispondenza ed in armonia con i cassettoni della cupola.
Un maestoso basamento tutto di marmo ben sagomato, alto m. 1,70, gira tutt'intorno alla chiesa, seguendone la curva.
Nel pavimento vi è la seguente iscrizione del Sac. Prof. Carlo Capasso, primo rettore della chiesa:


UT PERENNE ERGA DIVUM ROCHUM
PIETATIS EXSTARET MONUMENTUM
TEMPLUM HOC
CAMPESTRI AEDICULA TEMPORE LABEFACTA
ELEGANTIORI FORMA FUNDITUS EXCITANDUM
OPE MUNICIPII AC JUGI POPULI STIPE
SEDULO CURAVÈRE
IGNATIUS MUTI PASCHALIS RUSSO EQUITES
ANNO CHRISTI MCMXI.


Poiché l'antica cappella di S. Giuliana era stata rovinata dal tempo i cavalieri Ignazio Muti e Pasquale Russo con l'aiuto del Municipio e del popolo curarono la costruzione di questo nuovo tempio di forma più elegante, affinché testimoniasse la perenne devozione del popolo verso San Rocco. Nell'anno del Signore 1911.


SSin dal 1500 il culto di S. Rocco fu molto diffuso tra i frattesi, dai quali riscosse sempre grande onore e venerazione (5).
Ed ora ritengo utile riportare alcune notizie biografiche di S. Rocco.
Egli nacque nel 1295 a Montpellier; all'età di vent'anni, morti i genitori, intraprese un pellegrinaggio in Italia, dove infieriva la peste e dove arrivò nel 1315.
Al suo primo entrare in Italia andò in Toscana e prese stanza ad Acquapendente (1315-1318). Poscia passò a Cesena (1319) e da questa città a Roma, peregrinando nelle vicinanze; indi ritornò nella Romagna, visitò Rimini donde passò nella Lombardia.
Dopo un avventuroso viaggio arrivò a Piacenza, dove operò cose prodigiose mentre vi infierivano la carestia e la peste.
Nel 1322 ritornò in Francia, la quale era allora travagliata da guerre sia intestine che con lo straniero, fu scambiato per esploratore nemico e fatto prigioniero.
Morì all'età di 32 anni a Montpellier.
Il culto e la devozione per S. Rocco sono stati e sono molto estesi specialmente a Piacenza ed a Venezia, dove vennero elevate splendide chiese in suo onore.
In Frattamaggiore si ha una grande venerazione per San Rocco. Nel 1765 sul muro esterno della parrocchia di San Sosio, il quale fiancheggia il Corso Durante, un tal Villani Beneventano, antenato della famiglia Corcione, fece costruire una piccola edicola, tuttora esistente, in onore di S. Rocco, restaurata nel 1867 e poi nel 1922.


I PARROCI


I) Il primo parroco fu don Nicola Capasso. Restò in tale carica dal 5 Maggio 1920 al 1932, in tale anno fu nominato rettore del Seminario di Aversa e nell'anno successivo vescovo di Acerra.
II) Il secondo parroco fu il Sac. Prof. don Carlo Capasso, il quale stette a capo della chiesa dal 1934 al 1947.
III) Il terzo fu don Luigi Ferarra e mantenne la carica dal 1950 al 1963, nel quale anno rassegnò le dimissioni per motivi di salute.
IV) Il quarto ed attuale (n.d.r. e fino al 11.02.2002) parroco è don Giuseppe Ratto dal 1964.

(n.d.r.)

V) Dal 12.02.2000 parroco della Parrocchia di San Rocco è Don Armando Broccoletti.


(1) Erra il Cann.co Giordano che la vuole eretta nel 1656 in occasione dell'epidemia di peste, che infierì in Napoli e nei casali vicini. Ciò è dimostrato dalla Santa Visita di Mons. Balduino de Balduinis, vescovo di Aversa, in data 17 novembre 1560, nella quale si legge: « In quam ecclesiam CIMI pervenisset et in illam intrasset, facta oratione visitavit prius altare quod esistere in ea invenit... In muro eius supra dictum altare erat depicta figura videlicet. In medio figura beate virginis deaurata, a latere dextero S.te Juliane et a latere sinistro figura S.ti Sosii ecc. ».
(2) Ecco come l'Ing.re Francesco Mazzarella, ingegnere capo della città di Napoli, narra in una lettera il sorgere della chiesa di S. Rocco: « Nel Gennaio del 1899 una commissione di gentiluomini frattesi, capitanata dall'illustre cav. Ignazio Muti, si recò nel mio studio per affidarmi l'onorevole incarico di redigere un progetto per la costruzione di un Tempio nell'abitato di Frattamaggiore da dedicarsi al taumaturgo S. Rocco, di Montpellier. « Grande però fu la mia sorpresa, allorché avendo chiesto a quei signori di quali somme disponevano, mi fu risposto che non solo erano affatto privi di mezzi, ma che per l'acquisto del suolo avevano contratto un debito di L. 4000 con la Banca Cooperativa locale. « Ma ciò non monta soggiunsero perché, se poveri di mezzi, siamo però ricchi di fede e facciamo largo assegnamento sull'aiuto dei concittadini, devotissimi a S. Rocco, e tanto per cominciare chiesero l'opera mia gratuita sia per la compilazione del progetto che per la direzione dei lavori. « Accettai volentieri l'onorifico incarico, coadiuvato da mio figlio Oreste, lieti di concorrere con le nostre deboli forze ad un'opera santa ecc. ».
(3) Venne dettata dall'egregio latinista Mons. Gennaro Aspreno Rocco da Afragola.
(4) E' fama che la statua di S. Rocco sia lavoro di un prete frattese, un certo Perrotta, divotissimo di tale santo. Vedi: Frate Giuseppe Arcangelo da Frattamaggiore: Vita di S. Rocco. Tipografia dei Fratelli Rusconi a. 1837.
((5) Nella Santa Visita del vescovo Carlo I Carafa, in data 8 Luglio 1621, si legge che nella parrocchia di S. Sosio nella parete a sinistra dell'altare maggiore vi era dipinta l'immagine di S. Giuliana con alla destra S. Sebastiano ed alla sinistra S. Rocco con la scritta: « Provida Fasanella de Presbitero construi curavit anno 1510 » Fasanella de Presbitero previdente fece costruire nell'anno 1510. Nella stessa Santa Visita si legge che nella chiesetta di S. Giovanni Battista nell'antica Via Castello sotto l'arco marmoreo del frontespizio vi erano dipinte le immagini di S. Giovanni Battista e di altri santi; fuori dell'arco c'erano le immagini di S. Francesco d'Assisi e S. Rocco e sotto l'iscrizione: « Mirabella dello Preite fieri fecit ob eius devotionem, quam habuit tempore pestis 1528. A filio renovatus 1588 ». Mirabella del Prete fece fare per sua devozione durante la peste del 1528. Venne rinnovato dal figlio nel 1588.


Fonte: FRATTAMAGGIORE SACRA A A
libro di Pasquale Ferro
pubblicato nel 1974


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