Chiese

 

PARROCCHIA DELLA SS. ANNUNZIATA
E DI S. ANTONIO



Erectio Ecclesiae SS. Annunciationis

Fractae Majoris

Ill.mo et R.mo Monsig.r

Vescovo di Aversa


Supp.do V. S. Ill.ma se li fa intendere come per divotione della SS. Annuntiata si è disposto farsi una chiesa in Fratta magiore ad uno loco detto dell'Arco per il che l'Un.tà è restata contenta con conclusione sotto il nome della SS.ma Ann.ta et santo Antonio di Padua, et in questo concorreno molti p. la devotione, et servitio di Dio per farsi opera di tanto bene, per haversi poi in quella a celebrare messa con governo per lo quale s'attenderà con l'elemosine che si procuraranno quella edificare. Ricordo a V. S. Ill.ma che l'opere di Dio, benchè c'è poca, si cominciano sempre con l'agiuto suo, vanno in molto exaitandosi, il che tutto guidato et protetto sotto la protettione di V. S. Ill.ma si spera sarà di molto servitio di Dio et agiuto di V. S. Ill.ma per il zelo; et acciò si cresca sempre la devotione di fare bene in onore della santissima Madre di Dio Ann.ta, et santo Antonio di Padua, resultandovi poi molto bene per la messa che in tal luoco è al proposito in un quartiero che non ci è messa di vicino, si supplica in questo V. S. Ill.ma restarà servita farli grã di concederli lic.a, ut deus ecc.

Committimus R.mo Parodio loci fratte majoris quatenus accedat super faciem loci ac nobis referat has conditiones ad finem et debite valeamus de sustantia pro ut de re.

Aversa, die 26 Augusti 1630

Carolus I Carafa episcopus



LA CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA E DI S. ANTONIO


La chiesa della SS. Annunziata sorge nella piazza chiamata attualmente del Riscatto (1) ma che anticamente si chiamava delle Piscine (per la discesa delle acque piovane dalla parte più alta del paese e la formazione in quel punto di numerose piscine). In seguito fu chiamata anche: Piazza dell'Arco.
Circa il modo come questa chiesa venne eretta bisogna ricordare che nella piazza delle Piscine, dove allora non vi era alcun fabbricato civile, si vedeva solamente un arco di pietra di tufo (per cui anche piazza dell'Arco) sormontato da una rozza croce di ferro e con una semplice, modesta edicola, portante l'immagine della SS. Annunziata.
In seguito essendo cresciuta da quel lato la popolazione essendovi perciò sorte nuove case, venne costruita nell'anno 1630 (ed il terreno fu donato dal Municipio) la primitiva chiesa ad una sola navata, la quale, per la divozione e l'aggiunta di S. Antonio di Padova, fu chiamata: Chiesa della SS.ma Annunziata e di S. Antonio.
Fin dal detto anno 1630 gli economi: Giovanni De Angelis e Giambattista Vitale ricevevano dalle autorità ecclesiastiche il permesso di far celebrare.
Infatti nella chiesa già c'erano sull'altare maggiore un grande quadro della SS.ma Annunziata e S. Antonio ed una pietra di porfido, bellissima, donata dai Padri Paolini di Napoli, tre tovaglie, un calice, un messale, un Crocifisso, delle vesti sacerdotali, donate dal quondam don Angelo Frezza ecc.
Però allora era una modesta chiesetta, che constava, come risulta dall'inventario ecclesiastico (Tomo II, folio 150), di una sola navata, vi si accedeva per un'unica porta, aveva le mura imbiancate e nel mezzo di essa era sospesa una grande lampada di ramocedro.
In seguito venne, mano mano, ampliata e modificata. Il 28 Agosto dell'anno 1645 dal parroco don Andrea della Torre e dagli economi Giuliano Giangrande e Carlo Durante fu chiesta al vescovo la facoltà di costruire in detta chiesa una sepoltura, cosa che venne concessa.
E fu appunto in questa grande tomba che, nell'epidemia di peste del 1656, la quale devastò il Regno di Napoli, vennero sepolti moltissimi morti di Frattamaggiore.
Su questa tomba venne posta una lastra di marmo con la seguente iscrizione:


DA CONTAGIO CRUDEL EMPIO E VORACE
DEI MORTALI CHE IN FRATTA EBBERO MORTE
LA MAGGIOR PARTE IN QUESTA TOMBA GIACE.
A.D. 1657


Già per lo passato la chiesa della SS.ma Annunziata e S. Antonio fu sul punto di essere elevata a dignità di parrocchia e precisamente la prima volta con R. Decreto 18 Luglio 1793. Infatti il Re Ferdinando IV (IV di Spagna e I di Napoli), in seguito ad una petizione rivoltagli dagli Eletti, con tale Decreto ordinava che, oltre al parroco di S. Sosio, venisse nominato un altro parroco da risiedere in S. Antonio. Ma il Cappellano maggiore: l'arcivescovo Nicosia fu del parere che a Fratta non erano necessari due parroci, per cui non se ne fece nulla.
PPrecedentemente, nel 1761, il vescovo Giovan Battista Caracciolo, trovandosi in giro d'ispezione (Santa Visita) nelle chiese di Fratta, dichiarò, in seguito a richiesta degli economi di S. Antonio, questa chiesa succursale della parrocchia di S. Sosio, concedendole solamente la facoltà di poter somministrare il SS. Viatico e l'Estrema Unzione agli abitanti dell'Arco, di Novale e Piazza Nuova.
Il parroco di S. Sosio don Giovanni Niglio, con l'intervento del vescovo di Aversa G. Battista Caracciolo, portò processionalmente la sacra Pisside dalla Chiesa di S. Sosio a quella di S. Antonio nell'anno 1762. In seguito a tale fatto venne stipulato il 25 Marzo di quell'anno un istrumento dinanzi al notaio Onofrio Durante tra il parroco di S. Sosio, il rettore e gli economi di S. Antonio e Gli eletti, al quale fece seguito il Regolamento del Consiglio Generale degli Ospizii, appunto allo scopo di troncare le continue discordie, che sorgevano fra il parroco di S. Sosio e gli economi di S. Antonio.
Ciò non ostante nel corso dell'anno 1770 e poi anche nel 1854 questa volta sotto Ferdinando II  si riaccese la quistione di nominare un parroco della Chiesa di S. Antonio ma sempre senza risultato.
Anticamente la chiesa di S. Antonio, anche per la piazza ad essa anti-stante, si presentava in maniera alquanto differente da quella attuale. Difatti dinanzi alla chiesa vi era una piccola piazza, detta Largo di S. Antonio, così chiamato perchè comprato dai confratelli di S. Antonio e questa piccola piazza era limitata da due piramidi di pietra silicea, sulle quali si leggeva: Largo di S. Antonio A. D. 1883.
Le piramidi sono quelle che ora si osservano presso il Camposanto di Cardito e segnano il confine tra la città di Fratta ed il Comune di Cardito.
Precedentemente, il confine tra Fratta e Cardito era contrassegnato da una grossa colonna di piperno sormontata da una palla, per cui il detto popolare
« abbascio a palla, a palla i Cardito ».
In seguito però il Largo di S. Antonio venne espropriato dal Municipio e trasformato nel modo come ora si vede.
Inoltre, sempre anticamente, fuori della chiesa si innalzavano delle colonne di fabbrica, sulle quali erano dipinti i misteri della Passione ed esse erano sormontate da croci nere. Queste colonne furono fatte erigere in occasione della venuta di padre Cappelloni, gesuita, e vennero abbattute nell'anno 1876, quando dall'Ing.re Francesco Mazzarella fu fatta la facciata, che ora si osserva.
Accanto all'edificio della chiesa si innalza una torretta con un orologio. Questa torretta da principio aveva una meridiana a sole fatta da D. Luigi Ferro, in seguito vi fu collocato l'orologio costruito da Francesco Barletta e che si trovava nella Piazza Umberto I. Tale orologio aveva subito dei guasti e venne poi aggiustato da un certo Casaretti; infine fu trasportato nel Largo Riscatto.
La chiesa di S. Antonio, nella quale si conservano pregevoli opere d'arte, consta ora di tre navate con otto altari.
La navata di destra comprende le seguenti cappelle: nella I vi è un quadro delle Anime del Purgatorio, opera del pittore Francesco De Vivo da S. Arpino ed un altare di marmo, dinanzi al quale si legge l'iscrizione già avanti riportata per l'epidemia di peste del 1656.
Nella II cappella vi è una nicchia con una possente statua in legno di S. Antonio abate, probabile opera di Giovanni Merliano detto Giovanni da Nola; nella III cappella vi è un altare in marmo ed una statua dell'Arcangelo Michele, mirabile scultura in legno di Giacomo Colombo.
Questa statua ed il relativo altare furono fatti costruire per volontà di Francesco Durante, il quale professava una particolare divozione per S. Michele Arcangelo. Però il denaro occorrente sia per la costruzione dell'altare che per la statua fu sborsato da Anna Funaro, seconda moglie del Durante, giusta espressa condizione inserita nei Capitoli matrimoniali per notar Francesco Spena in data 11-12-1743.
Nella IV Cappella vi è un altare dedicato a S. Giuseppe.
Segue poi la navata centrale con l'altare maggiore, sul quale, attualmente vi è un quadro della SS. Annunziata dipinto nell'anno 1780 da Pietro Malinconico.
Nella I Cappella a sinistra vi è un altare, dedicato ugualmente alla SS. Annunziata e dove si ammira una splendida statua in legno della Madonna dal cui viso traspare una luce diffusa di soavità e di amore, opera di Andrea Calì, fatta scolpire ad iniziativa e spese della famiglia Lupoli (ex divotione Sosii Lupoli, presbyteri, et eius matris) per ottenere la libertà di Mons. Michele Arcangelo, allora vescovo di Montepeloso, e che era stato arrestato e rinchiuso in Castelnuovo, perchè sospettato di appartenere ai congiurati della Repubblica Partenopea.
Tale statua fu poi solennemente consacrata nel 1804 come dalla seguente iscrizione:


MATRI DEI
ARCHANGELUS LUPOLI
SANCTAE PELUSIANAE ECCLESIAE
EPISCOPUS
ARAM CONSECRAVIT
PR. NONAS NOV. AN. MDCCCIIII.


Arcangelo Lupoli Vescovo della cattedrale di Montepeloso consacrò quest'altare alla Madre di Dio il 4 novembre 1804.


Nella II Cappella vi è un altare dedicato a S. Antonio di Padova con statua del Santo, scolpita nel 1700, mentre la III Cappella è dedicata a S. Francesco Saverio.
Segue l'altare di S. Anna con relativa statua in legno, opera del De Falco, il quale scolpì anche l'altra mirabile statua pure in legno dell'Arcangelo Gabriele.
Nella Chiesa di S. Antonio si osservano fra gli altri due quadri ad olio: uno che venne collocato in quella chiesa a divozione di Caterina Lanzillo nel 1797 e che raffigura S. Rocco ed un altro che rappresenta la Madonna del Buon Consiglio, della quale la famiglia Lupoli era divotissima, e che venne aggiunto nell'anno 1807.
Infine vi sono due magnifiche scarabattole con vetri: in una di esse si ammira una statua in legno di S. Giuliana, stimata da Mons.. Gennaro Aspreno Galante opera del 500; essa giaceva abbandonata nella chiesa rurale intitolata alla Santa, chiesa ora distrutta; tale statua fu fatta restaurare ad opera di Arcangelo Costanzo e venne trasportata nella Chiesa di S. Antonio. Nell'altra scarabattola vi è una magnifica statua in legno di S. Sosio, a mezzo busto. Essa è dovuta allo scalpello del Prof. Enrico Pedace e doveva servire da modello per una statua di argento del nostro Protettore, senonchè non piacque al priore ed ai confratelli della congrega di S. Sosio, evidentemente digiuni in fatto di arte, per cui essendo stata commissionata dal confratello Arcangelo Costanzo, questi l'acquistò e dopo alcuni anni la donò alla chiesa di S. Antonio.
La quale possiede inoltre una splendida pisside, che una volta apparteneva al monastero, ora soppresso, dei Santi Se-verino e Sosio di Napoli; venne comprata per solo argento e per conto della congrega del nostro concittadino Sac. Vincenzo Casaburi.
E' in possesso anche di una meravigliosa sfera di argento, mirabile opera di argenteria, la quale venne fusa il 12 Maggio 1901 su disegno del Prof. Enrico Pedace. Dietro dì essa si legge che fu fatta da artisti di prim'ordine: quali l'Incaldi per le figure e le sculture ed il prof. Cepparulo per le decorazioni e gli ornati.
Nella chiesa di S. Antonio vi sono pure delle tombe marmoree antiche, fra le quali degne di essere ricordate: quelle al medico Antonio Pagnano, quella al giureconsulto Giovanni Camillo de Angelis, quella a Mons. Domenico Micillo ed altre.
Sino al 1916 per condiscendenza del parroco di S. Sosio vi si celebravano i matrimoni e vi si facevano le funzioni della Settimana Santa.
L'11 Febbraio 1938 la chiesa della SS.ma Annunziata e S. Antonio fu proclamata parrocchia.
Il primo parroco fu don Marco Farina deceduto il 18 Agosto 1951.
Attualmente il parroco è don Antonio Vitale, nominato il 25 Novembre 1951 ed immesso nel possesso canonico da Mons. A. Teutonico il 16 Dicembre 1951.


Il 13 Giugno 1881 li Superiore della congrega di S. Antonio, comunicava al Sindaco di Frattamaggiore che in seguito a proposta, in pari data, del confratello Sig.r Abramo Lanna, notaio, si facevano voti che allo scopo: « di costruire una vasta ed imponente piazza della quale il Comune quasi difetta, in cui situare, a suo tempo, un monumento all'immortale Francesco Durante, bisognerebbe abbattere l'attuale chiesa di S. Antonio nel largo Riscatto, riedificandola nello spazio tra le proprietà Casaburi e del Prete di fronte alla strada Cumana, essendo questo tempio diventato per l'informe e barocca archi-lettura un perenne insulto (sic?!!) all'innato gusto artistico di questi abitanti ».
Per fortuna non se ne fece niente, perchè era chiaro che il motivo pretestuoso era quello « della brutta, antiquata costruzione della chiesa » e la necessità di una pubblica piazza nella quale elevare, in seguito, un monumento a Francesco Durante, ma che la verità era un'altra e cioè quella di costruire una piazza con giardino, per fare acquistare maggior valore al palazzo del notaio Lanna e proprietari vicini.
Il palazzo Lanna e l'altro vicino (Muti Paolo ecc.) ora non esistono più, perchè abbattuti e sostituiti da un grattacielo.


(n.d.r.)

I PARROCI DELLA CHIESA SS. ANNUNZIATA E DI S. ANTONIO


I - Don Marco FARINA      ( 1938 - 1951 )
II - Don Antonio VITALE  ( 1951-1999 )
III - Don Luca FRANCO    ( 1999 )



(1) Dal 1633 in ricordo della liberazione dal servaggio baronale fu denominata: Piazza Riscatto


Fonte: FRATTAMAGGIORE SACRA
libro di Pasquale Ferro
pubblicato nel 1974


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