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Francesco Durante
Francesco Pasquale Durante viene alla luce - come si legge nell'atto di nascita
redatto nell’ aprile del 1684 e contenuto nel tomo VII del Libro dei Battezzati
che si conserva nell'archivio parrocchiale della Chiesa madre di Frattamaggiore
- il trentuno marzo di quell'anno, settimo figlio di Gaetano, umile cardatore di
lana, e di Orsola Capasso, onesta popolana. Nella stessa parrocchia di S.Sossio,
dove il padre per arrotondare i miseri guadagni che gli venivano dalla pratica
dei suo umile lavoro, svolgeva mansioni di sagrestano e cantore. La sua prima
formazione artistica avviene invece a Napoli, dove nel 1699, poco dopo la morte
dei padre, era andato a vivere con lo zio, il sac. Angelo Durante, che, intuita
una certa inclinazione dei nipotino per la musica, pur di dedicarsi
completamente alla sua educazione, si licenziò dal Conservatorio di S. Onofrio,
di cui era Maestro di Cappella nonché Rettore. E ben presto Francesco, vuoi per
la sua grande disposizione ad apprendere, vuoi per gli affettuosi ammaestramenti
dello zio, dimostrò di essere "un pozzo di scienza musicale"; tanto che il buon
don Angelo si risolse di mandarlo a prendere lezione di violino - per il quale
mostrava una predilezione particolare - da D. Gaetano Francone, suo grande amico
e maestro di "stromenti a corda" presso il Conservatorio di S. Onofrio. Sicché,
Don Angelo, avuto conferma delle doti di Francesco anche dal Francone e
consapevole di averlo oramai ben istradato, sollecitato dai Governatori di quel
glorioso istituto, accettò di riprenderne la direzione, e giacché Francesco
aveva nel frattempo compiuto diciotto anni - condizione necessaria per accedere
al Conservatorio - lo condusse con sé. Era l'anno 1702. Tre anni dopo, conclusi
gli studi, Francesco affrontò, su commissione dei maestri e devoti della
Cappella di S. Antonio, la sua prima prova compositiva: scrisse le musiche per
un dramma sacro composto dal rev. A. Rolandi, Prodigi della divina misericordia
verso i devoti dei glorioso S. Antonio di Padova, che si rappresentò nella
strada detta dei Mayo di Porto il 13 giugno dei 1705. Poco o nulla si conosce
della sua attività negli anni successivi, se non che, nel giugno dei 1710, fu
nominato secondo maestro presso il Conservatorio di S. Onofrio; incarico che
tenne, con uno stipendio di 25 carlini, per solo sei mesi; e che nel 1714, il 24
gennaio, sposò tale Orsolade Laurentiis, più anziana di lui di ben ventuno anni.
Bisogna arrivare al 18 febbraio dei 1719, quando presso la Casa Professa dei
Padri delle Scuole Pie alla Duchesca viene rappresentata "La cerva assetata
ovvero L'anima nelle fiamme", per trovare di nuovo tracce della sua attività
musicale. Quest'opera, di cui sono andati perduti sia il libretto, sia la
musica, non incontrò però il favore dei pubblico.
In questo lungo lasso di tempo Francesco non era stato tuttavia dei tutto
inattivo. Le fonti riportano infatti di un suo tirocinio a Roma presso G. 0.
Pitoni e B.Pasquini rispettivamente per il canto e per la composizione. Qualche
autore poi, prendendo a ragione l'inclusione dei suo nome nello "Stato
nominativo degli aggregati alla Congregazione ed Accademia dei maestri e
professori di musica di Roma sotto l'invocazione di S. Cecilia"- nel quale
Francesco compare con la matricola n.1322 tra gli ammessi come maestro nell'anno
1708 - ha avanzato l'ipotesi di una sua pur saltuaria attività con congregazioni
cittadine. Di quegli anni ci è giunta purtroppo una sola composizione, la Wessa
S. Fidefonso per S. Giacomo degli Spagnoli, che però in assenza di validi
riscontri documentari non è stato possibile appurare se fu composta per la
chiesa romana con questo titolo o per l'omonima chiesa napoletana. Privo di
testimonianze documentarie è altresì il lungo periodo trascorso da Francesco in
Germania presso la corte di Sassonia e quella dei Principi Esterhàzy.
Ad ogni buon conto, nell'ottobre dei 1728, ritroviamo di nuovo Francesco a
Napoli per occupare, presso il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, il posto
di primo Maestro di Cappella rimasto vuoto per la morte di G. Greco: posto che
occuperà fino al 1738, quando per motivi tuttora ignoti diede le dimissioni. In
quel decennio Francesco scrisse la musica per i cori della tragedia Flavio
Valente, le Sei sonate per cembalo, il dramma sacro Abigaile rappresentato a
Roma nel 1763 e poi a Bologna nel 1740, il Requiem in sol minore, la Missa in
Palestrina e i due Atti di contrizione per gli allievi dei Conservatorio. Nel
1742 Francesco, rimasto intanto vedovo, ottenne la carica di primo Maestro al
Conservatorio di S. Maria di Loreto; e, ancora, tre anni dopo, andava ad
occupare, per la morte di L. Leo, anche la carica di primo Maestro di Cappella
presso il Conservatorio di S.Onofrio. Sicché il doppio incarico presso i due
prestigiosi Conservatori, carica che avrebbe praticamente mantenuto fino alla
morte, lo avrebbe altresì messo in condizione di venire a contatto, in qualità
di maestro, con tutti, o quasi tutti, i grandi musicisti partenopei della
seconda metà dei Settecento procurandogli l'invidiabile fama di fondatore della
cosiddetta Scuola napoletana. E poco mancò che egli non andasse ad occupare la
prestigiosissima carica di primo Maestro presso la Cappella Reale, rimasta
anch'essa vacante per la morte dei Leo, e poi occupata da G.Di Majo al termine
di un combattutissimo concorso cui partecipò il fior fiore dei compositori
napoletani dell'epoca. Nel frattempo Francesco era convolato a nuove nozze con
Anna Funaro - un'unione felice che sarebbe durata però appena tre anni per
l'improvvisa morte della consorte. Dopo qualche anno di vedovanza Francesco
avrebbe contratto un terzo matrimonio con la giovanissima nipote della seconda
moglie, Angela Giacobbe. Le vicende matrimoniali non rallentarono tuttavia le
attività compositive di Francesco che in quegli anni dava a Venezia prima -
presso l'Oratorio di S.Maria della Consolazione - e a Bologna poi - presso
l'Oratorio della Galliera - il suo dramma sacro S.Antonio di Padova dell'Abate
G. Terribilino. Della sua attività finale, si ricorderà, invece, un Miserere a
cinque voci ed una Missa composte nel 1754 per la Basilica di S.Nicola di Bari.
Francesco chiudeva la sua vicenda terrena a Napoli il 30 settembre dei 1755,
come recita l'atto di morte conservato presso la Parrocchia dei Vergini,
ricevendo sepoltura, secondo la sua volontà, nella Cappella di S.Antonio della
Chiesa di S.Lorenzo nella stessa Napoli.
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