Personaggi

a cura di

Sirio Giametta

Gennaro Giametta


É nato a Frattamaggiore il 4 agosto del 1867 da Carmelina Grimaldi e Francesco Giametta.
Era stato uno dei più grandi pittori decoratori che abbia avuto l’Italia.
Ha magistralmente decorato i palazzi blasonati oltre quelli della sua città, vedi palazzo Matacena, Sannino, Russo, Pezzullo, Capasso, Giordano, Lupoli, in tutta la provincia di Napoli, Caserta, Roma, Firenze, La Spezia, Fivizzano, Milano. A Napoli i Palazzi del Rettifilo di via De Pretis e tutto il Nuovo quartiere di Santa Lucia dell’Ing. Galli  su  concorso fra i pittori italiani la cui commissione era formata dai progettisti Marcello Piacentini e l’Arch. Coppedé.
Alla Cattedrale di Napoli dipinge mirabilmente la Cappella privata del Cardinale Alessio Ascalesi.
A Roma nel Palazzo del Cardinale Salviati trasformato nel Collegio militare oltre all’androne con tutti gli altri piani superiori dipinge la Sala dei Convegni degli Ufficiali già dipinta dal Grande  Pittore del primo seicento Pierin Del Vaga suscitando il compiacimento del Sovrintendente all'Arte Medievale e Moderna del Lazio, il professor Mugnoz ed un regio procuratore oltre che del generale Dall'Ara, comandante del Genio Militare in Italia, che si esprimevano entusiastici e complimentandosi con Gennaro Giametta che non faceva rimpiangere il famoso Pierin Del Vaga. Il Giametta si trasferisce a Buenos Aires in piena fioritura architettonica grazie all’Architetto italiano Moretti. Questi chiama G. Giametta a decorare i più bei palazzi a Buenos Aires.
Ritornato in Italia fu chiamato alla Spezia per decorare due Grandi Palazzi Signorili alla Spezia, in via Colombo, che segnarono la rinascita dell’edilizia in quella città con grande fantasia decorativa.
Passò poi a decorare il castello fivizzanese del Duca Visconte di Modrone, zio di Luchino Visconti, facendogli riviere una nuova primavera ai vari saloni che arricchivano il castello.
Ad Aversa, decorò una decina di palazzi signorili, passando poi a decorare il Teatro Cimarosa con le grandi partizioni concentriche a cupola e il nitido ornato anulare su diverse quote, che rappresenta un toccante esempio di un neoclassicismo.
"Un lucido poema di Giovinezza e di forza, in cui il senso del colore ripudia ogni straripamento, si articola nella magia sottile dello spazio-luce; e le donne, emblema leggere come farfalle e il galoppo sfrenato dei cavalli, del mito e tutto il tripudio di una natura ebbra di vita rispondono con sicurezza non alla volontà di un asettico edonismo esornativo, ma ad autentiche pulsioni d'arte".
Così scrive illustrando detta opera il famoso critico d'arte italiano Renato Civello il quale continua:

La scritta che si legge sotto uno degli affreschi, quello, appunto, con la coppia di cavalli in folle corsa, appare, in proposito, altamente significativa: "La vita vivente resta nell'arte".

Oltre alla grande decorazione G. Giametta ha saputo illustrare la poesia dei fiori e nature morte come nessun altro in Italia e come scrive Renato Civello:

"I suoi Fiori e riflessi nel vaso di cristallo non sono lontani dalle aperte corolle di un dipinto di Fantin-Latour conservato al Louvre; con lo stesso distacco che questo artista, coetaneo degli Impressionisti, prende dal loro razionalismo e dal loro scientifismo. E nell'uno o nell'altro Trionfo di rose, bianche, rosse, gialle, media spontaneamente tra il colorismo dei fauves e la plastica scansione degli Arum del messicano Diego Rivera. Non deve ingannare il sorprendente registro della "ricreazione" così rigorosamente esatta nelle coordinate visive e nella dosatura chiaroscurale sotto l'epitelio sensitivo si avverte l'anima segreta, quella che Shelley, il poeta "cuor dei cuori", chiama "l'anima delle cose". Ecco, allora, un pittore di indubbia classe, che vive le spoglie dell'effimero come memoria-presagio della bellezza che non muore".
E’ uno "status" di privilegio riservato solo agli artisti, che sanno guardare in alto, per scoprire il persistente sul transeunte; che sanno custodire gelosamente le germinazioni ideali del vivere contro il crudele assalto di un materialismo spesso mascherato delle subdole equivalenze della ragione. Una personalità, quella di Gennaro Giametta che è doveroso reintegrare nel ruolo che le compete "del campo dell’arte e della pittura".

Gennaro Giametta è un grande artista che fa onore all’Italia.

La città di Frattamaggiore lo dovrebbe onorare degnamente.


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