Proverbi 
a cura di Antonio De Cristofaro
 
 
 
Barzellette
Proverbi

 
 
PROVERBI NAPOLETANI ILLUSTRATI ottobre/novembre 2000
PROVERBIO N. 42
 
Assecch 'o mare cu' 'a cucciulella.
Prosciugare il mare con la conchiglietta.
ungente aforisma per indicare e criticare coloro  che pretendono di raggiungere uno scopo di non facile conseguimento con assoluta inadeguatezza di mezzi.
PROVERBIO N. 43

 
 

A Santa Caterina ogne surco è na lavina.

Nel giorno di Santa Caterina (25 nov.) ogni solco è una piccola lava.
A fine novembre, per le abbondanti piogge, i campi si presentano zuppi di acqua ed il contadino ripone zappa e aratro. 


PROVERBIO N. 44
A San Martino  ogne musto è vino.

Per San Martino (11 nov.) ogni mosto è Vino.

L'agricoltore sa che per San Martino ormai il mosto, subita la necessaria fermentazione, decantato e purificato, è diventato vino e si affretta perciò a travasarlo negli appositi recipienti di rovere o di vetro per la conservazione e per il successivo consumo


 
 
PROVERBIO N. 45

'A 'mmiria se magna 'o 'mmiriuso

L'invidia rode e consuma l'invidioso

Il proverbio intende assennatamente avvertire che il riprovevole ed impopolare 

sentimento dell'invidia è da considerarsi come una delle più gravi sciagure che possa capitare all'individuo, perché  va a minare la sua stessa  resistenza fisica, rode, lo consuma, lo porta inevitabilmente all'esaurimento nervoso e ad ammalarsi di fegato 
PROVERBIO N. 46
Amico mio curtese, comme aje la 'ntrata accussì fà le spese.
 
 

Amico mio cortese, spendi secondo quanto guadagni!
Ecco un istruttivo detto, poeticamente rimato, con il quale il saggio e l'esperto esortano a non fare mail passo più lungo della propria gamba, ma a spendere secondo le proprie possibilità economiche, per non trovarsi poi avvilito e affogato di debiti e di cambiali e correre il rischio di perdere credito e stima e ritrovarsi come pittorescamente osserva" 'a voce 'e popolo"(il popolino)

 

"strutto e cu' 'o culo rutto "

cioè, rovinato e distrutto, e con il pericolo di prendere un sacco di legnate o di calcioni nel sedére da parte dei creditori a causa di insolvenze, morosità, inadempienze.

PROVERBIO N. 47

note: sorpassato o ancora attuale?


'A mamma guarda 'a faccia, 'a mugliera guarda 'e mmane. 

La mamma guarda la faccia, la moglie guarda le mani.
 
 

Peccando sia pure di eccessivo mammismo, la donna in qualità di madre vigile e pensosa si preoccupa, e giustamente, non soltanto della salute fisica e dello stato psichico e morale dei figli, ma anche di scrutarne il volto che è, come suol dirsi, lo specchio dell'animo, la spia infallibile, il campanello d'allarme che avverte quando sta per sopraggiungere qualche malanno.

In qualita' di moglie, invece, la donna si interessa a quello che il marito porta in casa di denaro o di altre sostanze, perché, per la buona conduzione della detta casa, è sulle spalle della consorte, in quanto tale, che cade quasi tutta la responsabilità del ménage familiare.
 

PROVERBIO N. 48


 

'A lucerna senz'noglio se stuta.

La lucerna senza olio si spegne.Qualsiasi lume, a olio, ad acetilene, a petrolio, se non si alimenta in continuazione del necessario combustibile, inevitabilmente si spegne. Così l'uomo per vivere, lavorare, produrre, creare, ha bisogno di cibo materiale e spirituale, nonché di opportune cure, se necessario. Così anche l'amore.

PROVERBIO N. 49

A ll'avaro lle pare ca pure 

'o culo l'arrobba 'a cammisa.

L'avaro teme che persino il culo gli voglia rubare la camicia. Per la sua natura gretta, taccagna e pidocchiosa;
per la sua diffidenza contro tutto e tutti, l'avaro, che non mangerebbe per non defecare, vive sempre con il sospetto e il timore d'essere privato delle sostanze, accumulate con ingordigia, per la brama del possedere che non arretra, se del caso, neppure di fronte all'azione disonesta. E' tale la sua radicata avarizia,e così grande la sua paura d'essere derubato,che teme persino che il deredano gli possa rubare la camicia,senza accorgersi che così vivendo si accorcia inesorabilmente l'esistenza.In altre parole, qualsiasi spesa, qualsiasi esborso di denaro non solo rendono le sue ore e le sue giornate drammaticamente tese ma lo fanno soffrire con la stessa intensità di un dolore fisico.
Note: L'avaro fin dall'antichità ha dato motivo letterario a commediografi illustri, come del resto tutta la tipizzazione delle virtù e dei vizi umani. Nella letteratura di tutti i tempi e nelle rappresentazioni teatrali l'avaro ha avuto un grande sviluppo dovuto alla complessità del personaggio, che è comico e grottesco e insieme tragico e doloroso nella sua estrema avidità di possedere. Le più belle rappresentazioni del personaggio sono
in Aristofane, in Plauto , nel Molière e nel Goldoni. E d'altra parte bisogna considerare che come le ricchezze sono pericolose nelle mani dei prodighi, in quelle degli avari sono addirittura inutili, perché essendo soltanto accumulate e tenute nascoste e non impiegate invece in opportuni e sani investimenti sociali e industriali esse sono infiuttifere.

 
 
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