Ce steva 'na vota
a cura di Antonio De Cristofaro
 
 
 
Barzellette
Proverbi
MARZO 2001

Cose così…

ricercate, rivisitate, illustrate e commentate

da Antonio De Cristofaro
Questo mese ci occupiamo di alcuni mestieri che oggi sono o stanno per diventare desueti, grazie al progresso tecnologico ed all’emancipazione di alcune categorie che fino a pochi decenni fa andavano per la maggiore. 

Alcuni di questi antichi mestieri o categorie vedevano come terra di origine la nostra Frattamaggiore, che ho scoperto essere citata in varie rappresentazione di tali desueti mestieri come ad esempio ‘A nutriccia (balia) oppure ‘O furnaro 
 
 



‘A Nutriccia (Balia) 

‘A Nutriccia o Balia veniva distinta in due categorie :

1) - asciutta, se doveva soltanto accudire il bambino.
2) - di latte se doveva tenerlo al seno perché il latte materno mancava o scarseggiava.
Le più ricercate provenivano da Piedimonte d' Alife, Pietrastornina, , Miano, Marano, Procida, Sorrento, e da Frattamaggiore

I benestanti le prendevano in casa e le trattavano con ogni riguardo, dal momento che la crescita dei piccoli era legata anche alla loro capacità. 

Oltre al salario, i più ricchi le bonificavano di doni, soprattutto gioielli d'oro e di corallo. I primi regale al momento dell’accordo e gli altri marcavano la vita dei cuccioli, dal primo dentino, alla prima parola, ai primi passi. 

Esse venivano talvolta soprannominate anche con affettuosi e carini nomignoli 

come ad esempio: mammasezzella (da zizza: seno) o mammella.

Prima degli omogeneizzati, delle pappine precotte, del latte in polvere per il biberon in molte agiate famiglie napoletane le nutricce furono una necessità . 

A Napoli, nei loro pomeriggi di riposo, le nutricce avevano l'abitudine di radunarsi in Villa Comunale, tra la Cassa armonica e la fontana delle Paperelle e spesso, essendo esse quasi tutte formose e di colorito roseo, venivano circondate da corteggiatori e spasimanti.

‘O Pazzariello




Il pazzariello era una persona che, curiosamente vestito con una colorata uniforme e seguito da tre rumorosi suonatori di tamburo, cassa, piatti, ed ocarina, percorreva strade e vicoli di Napoli per propagandare una nuova cantina o per tentare di rilanciare le sorti di un esercizio in ambasce. 

In una mano impugnava il bastone, nell'altra teneva un fiasco dal quale versava vino direttamente nella bocca dei curiosi.

Il "facchino di voce altisonante e di maniere scherzose" che propagandava vino e cantine non era solo, nell'andare per le lastricate vie di Napoli. C'erano i banditori "per le farine e per le paste che procedono accompagnati da una cesta divisa in vari scompartimenti, dove sono gradatamente disposti i campioni con cartellini che ne indicano i prezzi". Più tardi, a cavallo fra i due secoli, la pubblicità di ogni nuova impresa commerciale fu affidata alle canzoni. Autori noti come Aniello Califano e i fratelli De Curtis scrissero versi e musica per 'O Bar automatico, 'O Galliano e a crema al cioccolato Gianduja, Liquore Strega... Oggi c'è un unico, ultimo pazzariello che si offre come comparsa di qualche film da cartolina o come frammento di nostalgia da catturare con la macchina fotografica. Cantine, trattorie e pastifici magari si fanno pubblicità sulle tv private.

Una sua voce caratteristica recuperata da Emmanuele Rocco nel 1858, quando il banditor di vino già era chiamato pazzariello.

"Uommene e femmene, gruosse e piccerille, nobele e snobele, ricche e puverielle, a o vico tale s'è aperta ‘na nobile cantina, attaccata a o postiere, derempetto a o pizzajuolo; se venne lo vino asciutto a nu rano e a ddì a carrafa. Currite!"

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‘O Furnaro

Prima che il forno elettrico omologasse ogni tipo di pane ‘o furnaro fu artigiano altamente specializzato. In provincia ancora oggi sopravvivono forni a legna in cui si cuoce il pane cafone: Famosi sono quello di Frattamaggiore, ancora più famosi di quelli di Montevergine 

In Menù napoletani, Lejla Mancasi Sorrentino e Germana Militerni Tardone elencano le varietà più diffuse: 

la panella rotonda, pesante almeno un chilo;

la palata che rassomiglia a un bastone con estremità appuntite;

il palatone, molto apprezzata ed è una versione più grande della palata;

la piatta cocchia, avara di mollica; 

il tortano, a forma di ciambella.

La domenica, quando i forni ufficiali sono chiusi, volenterosi ambulanti vendono pane su bancarelle collocate all’ingresso dei rioni popolari della città: gli igienisti storcano il naso, ma la qualità di quelle palate spesso e ottima.

alla prossima

da Antonio De Cristofaro

 
 
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