Punti di vista

Problema Usura


Mi si chiede un pezzo sulla legalità, tema al quale sono appassionato sin dai tempi, ormai lontani, in cui, fresco di laurea in Sociologia, organizzai il primo convegno sulla devianza nei nostri territori, fino alla giornata della legalità cittadina  sul tema dell’ usura, definita “  piaga sociale dell’ area a nord di Napoli”, di pochi mesi fa. In premessa, cosa dire che non sia solo l’ amaro riconoscimento della sconfitta, su tutti i fronti, della legalità? Certo bisogna partire dalla realtà, senza farsi  illusioni, ma anche senza farsi scoraggiare. Come mi disse tempo fa un padre gesuita, buona parte della Provincia di Napoli,  sembra “ un lago inquinato, dove è difficile ipotizzare che ci nuotino pesci puliti “ ; sicuramente, sarà sostanzialmente simile, l’opinione di Agostino Cordova, il Procuratore della Repubblica di Napoli. Del resto gli scioglimenti di tanti Consigli Comunali della nostra Provincia da parte del Ministero degli Interni, su proposta della Prefettura, sono un dato concreto di un malessere sociale indiscutibile. E’ di pochi giorni fa lo scioglimento di San Gennaro Vesuviano, di mesi fa Pompei, così come lo fu tempo fa Afragola, e altri ancora. L’ abitudine diffusa dalle nostre parti, la vera piaga socio-politica, di votare chi ci ha fatto o promette di farci, “il piacere“, il favore, in una parola, il cosiddetto fenomeno del“clientelismo“, che ha mille facce, da quella più innocua e innocente fino al vero e proprio reato di “ voto di scambio” a singoli o a gruppi, è, ripeto, questa “ sottocultura”, questa piaga, l’ humus, il terreno fertile per tutte le possibili degenerazioni e condizionamenti.
E’ estremamente inquietante e significativo che oltre ai crimini di maggiore “allarme sociale“come l’assassinio, il racket, l’usura, si conviva, quasi nell’indifferenza rassegnata, con i furti d’auto connessi ai cosiddetti “cavalli di ritorno”. Si rifletta un attimo, anche, sul significato sociale del mancato uso del casco delle giovani generazioni, indipendentemente dall’ambiente sociale di provenienza. Scontato il riconoscimento dello sforzo profuso ( purtroppo con scarsi risultati ) dalla Scuola, nella formazione, e delle Forze dell’Ordine, nella repressione, nei confronti dei giovani, spesso vittime di incidenti con gravi conseguenze, per la loro inosservanza di una norma di legge.

Il dato locale complessivo, purtroppo, non è aiutato dal clima nazionale.
Don Luigi Ciotti, Presidente Nazionale dell’associazione Libera, denuncia:

“sembra quasi che oggi l’Italia sia un paese senza criminalità e corruzione. Ma non è vero, c’è solo meno impegno. Da tempo la lotta alla mafia, che vuol dire lotta alla prepotenza, all’ingiustizia, alla violenza sul territorio, non è più tra le priorità dell’agenda politica. E questo si sta rivelando un danno per tutti: per i giovani che sono in cerca di dignità e opportunità, ma anche per chi giovane non è, perché si trova imprigionato in un meccanismo che sopprime la legalità, la certezza dei diritti, la possibilità di operare in un’economia pulita”.

(da Famiglia Cristiana del 21.10.2001)

Come non dare ragione a questo coraggioso Sacerdote, oggi che sembra di vivere in un paese che non vuole pensare a questi temi, che vuole quasi rimuoverli?

“sembra di vivere in un Paese senza mafia e senza corruzione, dove i capitali esportati illegalmente all’estero possono ritornare ripuliti versando solo una piccola tassa. Ma la realtà è diversa: mafia e corruzione esistono, eccome. Solo che stiamo assistendo a una progressiva perdita di memoria e dell’impegno”.

Sono d’accordo con don Luigi Ciotti! Per questo ho aderito all’invito dei giovani di “tuttofrattamaggiore.it“, lanciando un dibattito, sollecitando un impegno. C’è bisogno di impegno, di impegno civile, culturale. Un impegno ed un rinnovamento di cui abbiamo bisogno tutti, nessuno escluso. Un impegno civile e culturale per costruire una più moderna idea di cittadino, una matura e responsabile “Cittadinanza attiva”. Su questo Libera si batte da tempo:
“senza cultura, e senza cultura della legalità, non si può fare lotta alla mafia. In molte scuole migliaia di studenti e di docenti si sono impegnati a tenere alto questo impegno per la giustizia. Parlando della guerra in Afghanistan, il Papa si è espresso con chiarezza su questo punto dicendo che non c’è pace senza giustizia, ma l’ingiustizia comincia da casa nostra. Avere “fame e sete di giustizia” nella lotta alle mafie vuol dire fare propri tre aspetti che non possono essere disgiunti: continuità nell’ azione, collaborazione tra autorità e cittadini, coerenza nei comportamenti individuali……perché le cose non cambieranno mai se non cambiamo prima di tutto dentro di noi.


Franco Vitale
15 novembre 2001

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